TERREMOTO IN COMUNE

Il “cartello delle coop” con l’amico al Tar

Un addetto del tribunale rivelò a Zoccola una decisione subito dopo la pronuncia dei giudici: «Ho solo guardato il pc...»

SALERNO - Un sistema articolato, capace di mettere le mani sulla “cosa pubblica” ma anche di informarsi sulle questioni giudiziarie che lo riguardavano. È quanto emerge dalla maxi- operazione condotta dalla Squadra mobile della Questura di Salerno che nella giornata di lunedì hanno eseguito dieci misure cautelari per 29 degli indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura (pm Guglielmo Valenti, Silvio Marco Guarriello e Elena Cosentino) che hanno portato in carcere Fiorenzo “Vittorio” Zoccola, ritenuto leader del “cartello delle coop” che agiva per ottenere appalti “orientati” dal Comune di Salerno e alla misura dei domiciliari per Nino Savastano, consigliere regionale ed esponente di spicco delle ultime amministrazioni del capoluogo, e Luca Caselli, dirigente del Comune. Fra gli indagati c’è anche il primo cittadino Vincenzo Napoli.

Nell’ordinanza che ricostruisce tutte le attività investigative, infatti, emerge come i contatti di Zoccola arrivassero fino a largo San Tommaso d’Aquino, lì dove c’è la sede del Tar di Salerno. Proprio il tribunale amministrativo, nel luglio del 2020, aveva fra le mani un’istanza fondamentale per le coop: era quella presentata dalla “Terza Dimensione” per chiedere l’annullamento del provvedimento del Comune di Salerno che, in autotutela, aveva revocato l’affidamento di due lotti della manutenzione. Il “dominus delle coop”, sfruttando i suoi molteplici contatti, proprio nei giorni della decisione dei giudici aveva contattato un dipendente del tribunale amministrativo salernitano con cui si incontrano in un bar - “summit” documentato con foto e video eseguiti dalla polizia giudiziaria - con un’altra persona non meglio identificata.

Poco dopo l’addetto richiama Zoccola, spiegandogli cosa sta accadendo riguardo la vicenda di suo interesse: « Stanno esaminando... c’è un pochettino da fare però mi sono segnato il numero e me lo tengo un pochettino da conto...», le rassicurazioni date a Vittorio che lo ringrazia. «Non ho fatto niente, ho solo guardato il computer» , la chiusura della telefonata. Lo stesso dipendente del Tar ricontatta Zoccola il 23 luglio 2020, nel giorno in cui la seconda sezione si esprime sul ricorso della “Terza dimensione”: «Vedi che ho visto quella situazione, c’è stato il decreto cautelare, l’ha fatto oggi... ha respinto il decreto cautelare di sospensione però ha fissato la camera di consiglio al 9 settembre. Le notizie sul sistema sono scarne, più di questo non so dirti» .

Il “dominus delle coop” pensa immediatamente al destino dei dipendenti: «Azz, al nove settembre. E gli operai...» . L’addetto del Tar non sa cosa rispondergli, appellandosi a questioni “tecniche” per visionare l’esito del ricorso: «Fratello caro questo è... io ti posso essere vicino... posso essere vicino agli operai di Terza Dimensione con il cuore però... questo mi dice il sistema. Questa è una cosa confidenziale perché ho visto che c’è il tuo avvocato di là. Lui con il numero del ricorso, ma pure tu lo puoi fare, si va sul nostro sito Giustizia Amministrativa e vedi pure le cose che ho visto io...» . Le conversazioni fra Zoccola e “l’amico al Tar” proseguono anche il giorno successivo. Il 24 luglio, infatti, è l’imprenditore finito in carcere nell’inchiesta a telefonarlo nuovamente. In primis spiega che il suo difensore era - si legge nell’ordinanza - «molto arrabbiato in quanto riteneva che il giudice aveva sbagliato a capire alcune cose e ha fatto integrare alcuni documenti» .

Non solo: Zoccola, infatti, nella telefonata racconta che «l’avvocato avrebbe provveduto a chiamare il giudice che è calabrese » e «che ha competenza su questa questione» . L’imprenditore delle coop chiede lumi al dipendente del tribunale sulla tempistica della situazione. La risposta è che «non ha contezza su questo ma di sicuro avendo adesso il numero del ricorso si può esercitare un controllo continuo-Poi se il giudice riterrà con questi motivi aggiunti di ritornare sulla sua decisione dovrà pubblicare un ulteriore provvedimento»

(al.mo.)