GIUSTIZIA ED ECONOMIA

Il carcere ora può riaprire a Sala Consilina, ma servono 220mila euro

Il sindaco Cavallone: «Qualcosa è cambiato, adesso finalmente c’è un dialogo»

Un intervento da 220mila euro a spese del Comune per fare in modo che il carcere di via Gioberti possa essere ristrutturato nel rispetto dei requisiti previsti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. È questo il progetto presentato dall’amministrazione comunale, ora all’attenzione del Dap e che ha indotto i funzionari del Dipartimento a convocare un nuovo incontro nell’ambito della conferenza dei servizi al termine della quale dovrà essere deciso se confermare, con un nuovo decreto, la soppressione della casa circondariale o se accettare la proposta del Comune e autorizzare i lavori che poi porterebbero alla riapertura del carcere. L’incontro è fissato a Roma, preso la sede del Dap, per il prossimo 16 ottobre, ed avrà all’ordine del giorno proprio l’ipotesi di ampliamento dell’istituto penitenziario di Sala Consilina. Al tavolo, con i funzionari del Ministero, siederanno l’avvocato Gherardo Cappelli , presidente dell’Ordine degli avvocati di Lagonegro ed il sindaco di Sala Consilina, Francesco Cavallone . «Effettivamente qualcosa sembra essere davvero cambiato - ha dichiarato il primo cittadino - se è vero che adesso si riesce ad interloquire con chi, negli anni scorsi, non ci aveva nemmeno ricevuti». La chiusura era stata disposta nel 2015 con un decreto ministeriale firmato dall’allora Guardasiglli Andrea Orlando , poi annullato dal Consiglio di Stato per un vizio procedurale. La prima seduta della conferenza si era tenuta a giugno. Da 3 anni, con la casa circondariale chiusa, il tribunale di Lagonegro si ritrova ad essere forse l’unico in Italia sprovvisto di un carcere nel proprio circondario. Questione questa che era stata sollevata anche dall’ex presidente del Tribunale di Lagonegro, Claudio Matteo Zarrella che in una lunga lettera inviata al Ministero della Giustizia aveva definito “una contraddizione in termini” avere un circondario di Tribunale senza una casa circondariale. Zarrella aveva anche sottolineato che con la chiusura del carcere salese veniva violato il principio delle territorialità dell’esecuzione penale con un pregiudizio per le comunità locali, gli operatori di diritto, i detenuti e le loro famiglie. Alla lettera di Zarrella, il Ministero aveva risposto ipotizzando la riapertura, dopo lavori di ristrutturazione particolarmente onerosi, del carcere di Lagonegro o di Chiaromonte, chiusi da oltre 30 anni, senza fare però alcun riferimento a quello di Sala Consilina che invece necessita solo di piccoli interventi. Nelle ultime settimane però qualcosa sembra essere cambiata grazie forse all’intervento della politica che ha fatto riaccendere un flebile barlume di speranza sulla possibilità di poter far riaprire i cancelli della casa circondariale.

Erminio Cioffi

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