la guerra di camorra 

Il boss ucciso in processione Da lì partì la lunga mattanza

SALERNO. In nome del “business” della droga cancellati anni di guerra di camorra. Spazzata via la sanguinaria mattanza che, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo,...

SALERNO. In nome del “business” della droga cancellati anni di guerra di camorra. Spazzata via la sanguinaria mattanza che, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo, insanguinò la Piana del Sele. Il “Patto d’affari”, innaturale per i trascorsi storici, tra gli eredi del clan Pecoraro-Renna e quelli della consorteria camorristica dei De Feo, riscrivere la geografia delinquenziale, lasciando aperta l’ipotesi di alleanze criminali un tempo impensabili.
L’ultima indagine della Dda di Salerno sugli affari della droga e proventi dello spaccio, coordinata dal pm Marco Colamonaci, rivela l’alleanza tra i gemelli Sergio ed Enrico Bisogni, per il clan Pecoraro-Renna, e Vito De Feo, attraverso i fratelli Adelchi e Carmine Quaranta, per l’omonimo clan. I Pecoraro – secondo le risultanze investigative di polizia e carabinieri – vanno in soccorso dei Quaranta, che operavano insieme a Perotti, sopperendo alle difficoltà dei nemici di sempre nel rifornimento della materia prima. I Bisogni, per il tramite di Giovanni Esposito, mettono a disposizione i loro canali di approvvigionamento, ma pattuiscono una percentuale di un punto e mezzo sui ricavi della vendita degli stupefacenti.
Negli anni passati, invece, i Pecoraro con i Renna e i De Feo hanno fatto parlare solo le armi. Le posizioni sono state sempre distanti: gli uni alleati alla Nuova Famiglia di Carmine Alfieri e gli altri consolidati nella Nco che si riconosceva in Raffaele Cutolo. Due famiglie camorristiche avversarie che vivevano, palmo a palmo, nella Bellizzi, un tempo frazione di Montecorvino Rovella, che cresceva urbanisticamente e commercialmente, attirando l’interesse di famiglie e imprenditori che lasciavano i centri dell’entroterra per andare a vivere e investire nella parte della Piana del Sele che si evolveva a vista d’occhio.
Ciò che segnò la rottura della pax fu, senza dubbio, “l’ammazzatina” eccellente di Giovanni Pecoraro, individuabile nel contesto della guerra tra gli alleati di Alfieri e i cutoliani di ferro. Dopo quell’omicidio, avvenuto nel centro di Bellizzi durante una processione, il taccuino si riempie di asticelle che segnano i caduti della guerra di camorra. In quegli anni era in corso un cambio generazionale ai vertici della camorra. Nel 1991 cade sotto i colpi di pistola Mario Giordano di Pontecagnano. Le cronache giudiziarie diranno che fu una cortesia di Alfieri e Ferdinando Cesarano ad Alfonso e Francesco Pecoraro, fratelli di Giovanni.
L’anno successivo, a giugno, a Bellizzi, i sicari fecero fuoco contro Giulio Del Mastro, ritenuto affiliato ai De Feo, di cui Pasquale De Feo, ergastolano, è l’elemento di spicco. In quella circostanza fu ammazzato anche Raffaele Cocomero, un imprenditore che si trovava in compagnia del vero obiettivo dei killer.
Due anni più tardi, nel 1994, invece, fu ammazzato a Pontecagnano Sergio Giordano, nipote di Mario, che voleva, secondo il clan Pecoraro-Renna, restaurare il potere delinquenziale dello zio ammazzato. Per questo omicidio, nei mei scorsi, la Dda di Salerno ha iscritto nel registro degli indagati Pasquale Renna e Luigi Mogavero, il papà di “Ciccio” alleato dei Bisogni nell’ultima linea orizzontale di comando del clan.
La ferocia dei De Feo è, senza dubbio, commisurabile con l’eccidio dei due carabinieri, Fortunato Arena e Claudio Pezzuto, avvenuto a Faiano il 12 febbraio 2002. I due militari perirono sotto i colpi dei latitanti Carmine De Feo e Carmine D’Alessio, nel frattempo deceduto, che fuggivano dalla legge e dai sicari della frangia opposta.(m.l.)
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