Salerno

I vigili: «Abbandoniamo il lungomare» 

Tensioni dopo l’aggressione. De Luca: «Non essendoci la camorra, gli ambulanti occupano militarmente il territorio»

SALERNO. Non metteranno più piede sul lungomare ed assicureranno il turno 18-24 ad una sola condizione: che sia coperto da due pattuglie, ognuna delle quali composta da tre uomini. Per i vigili urbani, dopo l’aggressione subita sabato sera nel corso di un blitz contro gli ambulanti abusivi, la misura è colma. «Non è la prima volta che succede e da mesi denunciamo i rischi che siamo costretti a correre», taglia corto Pasquale Abignano, delegato Cgil. Ventiquattro ore prima che un agente finisse al pronto soccorso, l’organizzazione sindacale aveva avuto un incontro con l’amministrazione per chiedere di trovare una soluzione. «L’impiego degli operatori di polizia municipale non può esserci dove non vi sono attività commerciali in sede fissa o ambulanti regolarmente autorizzati da controllare, né traffico veicolare da disciplinare, laddove invece la presenza di numerosi cittadini di paesi terzi dediti ad attività presumibilmente illecite e nel contempo la presenza di cittadini europei frequentatori della località turistica, sfocia invece nella sfera dell’ordine pubblico», precisa in una nota il segretario generale Cgil Angelo De Angelis.
Il messaggio è chiaro. E adesso la gestione di quella che il presidente della Regione Campania ha definito una «emergenza drammatica», finisce nella lista nera di questore e prefetto. De Luca, che pure aveva sollecitato Minniti e le forze speciali, anche ieri è tornato a puntare il dito contro gli ambulanti, accusati di aver occupato «militarmente» il territorio. «A Salerno, non essendoci la camorra che governa il territorio – ha detto ai microfoni dei cronisti a margine di una conferenza stampa – ci sono centinaia di extracomunitari che pensano di occupare militarmente il territorio e fare ciò che vogliono. Ce ne sono centinaia, è un caso unico in Italia. Ritengono di poter mettere i loro tappeti per vendere merce di contrabbando, aggredendo gli agenti di polizia locale che cercano di far rispettare le regole».
Una esternazione che non è piaciuta alle comunità senegalesi e bengalesi, da anni radicate sul territorio; ha fatto sorridere chi invece è convinto che la camorra, a Salerno, ci sia eccome; ha risvegliato la lotta contro lo straniero («Oggi De Luca & compagni vengono folgorati sulla via che porta a Damasco ma è troppo tardi. Mio nonno diceva che non serve ricorrere alle porte di ferro dopo che ti sono entrati i ladri in casa», posta Antonio Iannone di Fdi su Fb) e ha irritato quanti, dallo stesso governatore, sono stati più volte offesi. «De Luca prima ci ha chiamato cialtroni e poi esprime la sua solidarietà. Dimentica che siamo anche agenti di polizia giudiziaria, dovrebbe moderare i toni, a meno che non si riferisca agli “sciacquatazze” che lo seguono da anni. Da mesi denunciamo che esiste un reale problema di sicurezza sul lungomare, nessuno si è mai degnato di intervenire, neppure lui. Eppure è sotto gli occhi di tutti il market della contraffazione e dello spaccio», tuona Enzo Acconciagioco della Cgil. Tutto falso, ribatte il presidente della comunità senegalese Daouda Niang, che ritiene l’accanimento contro i suoi connazionali solo merce di scambio, tra Comune e municipale, da tempo ai ferri corti sull’organizzazione di turni e servizi.
Se ne discuterà proprio oggi, nel corso di una assemblea convocata alla presenza dei sindacati presso il comando di via dei Carrai. Il piano che l’amministrazione porterà al tavolo prevede la creazione di due strutture operative, altrettante di supporto e una segreteria di comando, con l’impiego di 238 unità. «Ma il problema è sempre lo stesso: dei 238 vigili in servizio, solo un centinaio sono in strada, divisi su tre turni che a stento riescono a coprire – denuncia Gerardo Bracciante della Uil – Ed i nuovi arrivati non sono stati neppure dotati di armi e divise».
Per la Uil, il problema della sicurezza non si risolve nel valzer delle trattative, ma con misure concrete come telecamere o pistole elettriche: «Oltre le parole servono i fatti. A partire dalle nuove assunzioni, che servono subito per svecchiare un corpo che anagraficamente ha un’età media davvero alta – precisa Donato Salvato, segretario generale della Federazione poteri locali della Uil – Il Comune deve concretizzare quanto affermato negli ultimi giorni, perché dei lavoratori non possono pensare di essere aggrediti solo perché tentano di fare il proprio dovere». Questa volta, che nessuno gridi all’imprevisto, è il monito di Pietro Antonacchio, Adolfo Abate e Raffaele Vitale della Cils: «Il grido d’allarme è stato lanciato già nel 2013 e ribadito ancora nell’ultimo incontro del 12 settembre con l’assessore Mimmo De Maio dai rappresentanti di Cisl, Uil e Csa».
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