IL PROCESSO

I segreti di mister X sul crac Ipervigile

Alla guida della holding risultava un prestanome irreperibile da 8 annI

NOCERA INFERIORE - «Alla guida della fallita Ipervigile c’era una persona sconosciuta». Un fantasma, ennesima testa di legno sistemata nel periodo chiave del fallimento in un ruolo chiave della costellazione societaria facente capo alla holding dei servizi di guardiania, al centro del processo in corso davanti ai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore. Proprio al banco dei testimoni, i curatori avvicendatisi per rimettere ordine, hanno parlato dell’uomo incaricato di detenere documentazioni e scritture contabili, il depositario e responsabile formale del crac in itinere. «Davide Bartolacci, questo il suo nome, è stato al centro di accertamenti all’anagrafe del Comune di Roma - ha spiegato uno dei curatori ai giudici, di fronte alle domande del pm e al controesame dei legali - la comunicazione dell’avvenuto fallimento, con tutte le altre notifiche, non sono mai andate a buon fine. Bartolacci non ha mai depositato le scritture contabili, né ha consegnato documenti o beni. Noi non l’abbiamo mai trovato, ma ci siamo limitati, dopo le ricerche, a inviare documenti e atti all’ultimo domicilio noto». Il dettaglio di notifiche e e ricerche, dopo le conferme in sede processuale, è depositato agli atti del processo, in delle relazioni redatte per ricostruire la storia della holding. Il fallimento, risalente al 2011, avvenne nel periodo in cui lo stesso era amministratore, con la carica ricoperta dal 2009.

Alfonso T. Guerritore
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