Mimmo Lucano sindaco di Riace

IL COMMENTO

I migranti e il populismo penale

È bene dirlo subito: il procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, è un salernitano. Lo conosciamo per il suo rigore professionale e la sua caratura di autentico democratico. Non è un pm che può essere incasellato nella schiera dei pubblici ministeri che si prestano alla circostanza politica e arrestano a comando, fanno inchieste su “ordinazione”, giocano con la libertà personale del prossimo sulla scacchiera delle loro carriere più mediatiche che professionali. Detto questo, però, c’è anche da dire che l’inchiesta di Locri che ha portato agli arresti il sindaco di Riace Mimmo Lucano con l’accusa di aver favorito l’immigrazione clandestina, desta più di una perplessità. La prima, è che sembra essere stata dettata più dal clima di populismo penale che circonda il tema dell’immigrazione che dalla necessità urgente di mettere ai domiciliari il sindaco che ha consentito all’Italia di poter vedere i colori dell’accoglienza nei giorni neri delle forze dell’ordine spedite sulle spiagge a sequestrare le “paparelle” dei vu’ cumprà e di esibirle superando il confine del senso del ridicolo. Ma era davvero necessario arrestare il sindaco di Riace? Ma davvero non c’era organo amministrativo, al ministero degli Interni o alla prefettura di Locri, che non abbia percepito irregolarità a Riace, nella Calabria dove la ’ndranghera la fa da padrone? Ma davvero con il metro della repressione penale si può intervenire sul tema epocale delle migrazioni, pervicacemente ridotto ad un problema di bottega politica italiana? A Riace non ci sono stati flussi di danaro pubblico rubati al destino collettivo, circostanza molto frequente nella Calabria della ’ndrangheta che fa affari con la politica più sporca; e nonostante ciò il sindaco di Riace finisce agli arresti malgrado il gip non abbia accolto 14 richieste su 15 e rigettando sette accuse mosse a Mimmo Lucano. Non ci sono presunte irregolarità nella gestione dei flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dei migranti ma congetture, errori procedurali, inesattezze di inquirenti e investigatori, come scrive il gip. E con tutto questo Mimmo Lucano finisce in carcere. Sullo sfondo della vicenda gravissima di Riace c’è un sistema democratico che frana nei diritti di libertà. E la ruspa è l’idea di un diritto penale utilizzato come risorsa politico- simbolica per lucrare facile consenso elettorale in chiave di rassicurazione collettiva rispetto a paure e ansie prodotte dal rischio dello straniero. Che è da eliminare, controllare punire insieme a chi lo accoglie con il diritto umano. È la strumentalizzazione politica del diritto penale, la punizione e la repressione come una medicina per ogni patologia sociale che, non a caso, è stata aspramente criticata da Papa Francesco. La politica inesistente ed incapace di preconizzare visioni e futuro si rinchiude nel guscio del bisogno di sicurezza con la risposta punitiva, perfino razziale. C’è la corruzione? Aumentiamo le pene. C’è lo straniero che delinque? Mandiamoli tutti a casa loro, conserviamo la sanità del popolo. Vuoi prendere voti? Declina una proposta risolutrice, energica. La pensi diversamente? Zittiamolo, se necessario anche con il carcere facendo leva sulla pulsione vendicativa della società del rancore. La politica che ha compito di governo del popolo, anche delle sue pulsioni, asseconda l’itinerario più breve del populismo penale che è qualcosa di peggio del populismo politico. È più grave, perchè incide sulle libertà personali. Come accaduto a Riace. Accogli i migranti? In galera.