«I malati di cancro sempre abbandonati a se stessi»

Il familiare di un paziente di Angri e l’atto di accusa affidato a facebook «I medici di base non sapevano nulla dell’infezione. Attese lunghe e snervanti»

ANGRI. La denuncia passa anche dal web, con una lettera aperta pregna di dignità e senso civico.

A scrivere della paradossale situazione in cui si è trovata la madre, tra i tanti infetti a causa della presunta scorretta manutenzione del Port per i farmaci chemioterapici, è Carmine Giordano. La famiglia è originaria di Angri, ma la signora si recava all’ambulatorio di Materdomini per l’irrigazione del catetere venoso centrale. La donna è guarita dal tumore, ma non aveva rimosso il Port, così come consuetudine.

Il giovane Carmine evidenzia l’abbandono e la scarsa informazione, ma anche la grossolanità con cui si danno appuntamenti e si fanno attendere persone ignare di cosa potrebbero andare incontro. «Dopo l’ennesima esperienza di mala organizzazione sanitaria e di mancanza di rispetto verso i pazienti mi sono deciso a scrivere questa lettera nella speranza che possa essere condivisa da quanti desiderano un miglioramento della sanità dell’Agro».

Carmine, nella nota condivisa su Facebook, si fa alcune domande relativamente alla gestione del caso.

«È possibile – si chiede – che i medici di base non vengano informati di una così grave infezione, anche se riguarda un numero esiguo di pazienti? Molti medici ignorano questa situazione».

Quesito lecito. L’attenzione si sposta sulla gestione post scoperta dell’infezione e, dunque, sul polo oncologico di Pagani. «Da quando ci hanno avvertito di questa infezione – si legge nella lettera aperta ai vertici dell’Asl – siamo andati due volte in ospedale».

Poi spiega ancora: «In entrambi i casi siamo stati costretti a fare lunghe attese in sala d’aspetto, perché si convocano tutti i pazienti alla stessa ora e, di conseguenza, si crea un enorme caos, mal gestito dal poco personale in servizio. Non solo questi pazienti hanno dovuto subire l’infezione causata dalla scarsa accortezza di qualcuno, ma devono anche stare male e fare attese snervanti senza che nessuno dica loro quanto tempo manca e cosa dovranno fare di preciso».

Altra puntuale osservazione da cui scaturiscono ulteriori domande: «Quanto costa organizzarsi per scaglionare i pazienti? Farli venire ad orari diversi non faciliterebbe anche il lavoro di smistamento dell’accettazione?». Il giovane angrese fa anche chiarezza su eventuali risarcimenti.

«Qualcuno ci ha proposto di fare una causa. Anche se non siamo benestanti, ho risposto di no. Non voglio i soldi dell’Asl perché sono anche i miei. Piuttosto mi piacerebbe che le mie tasse fossero spese meglio, per una maggiore organizzazione e per dare ai pazienti il rispetto ed il servizio che meritano».

Ora Carmine attende la risposta del manager Antonio Squillante e che qualcosa migliori.

Ultima infatti il suo ragionamento spiegando la situazione che si è venuta a creare.

«Spero di ricevere una risposta nei fatti: attese più brevi; appuntamenti precisi (o almeno decenti); cartelle cliniche in ordine».

Una speranza che è di tutti i malati e dei familiari che li assistono.

Salvatore D’Angelo

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