L'OPINIONE

I limiti del nuovo “bonus internet”: un affare ma solo per i “grandi”

Il valore dell'incentivo è di 500 euro, ma resta più di un dubbio

Da ieri le famiglie italiane hanno la possibilità di acquistare Pc, Tablet e Internet usufruendo del cosiddetto “bonus internet” del valore di 500 euro. Questo incentivo, che rientra nell’ambito della Strategia della Banda Ultra Larga con investimenti da 600 milioni di euro, rischia di essere un vero flop a causa di eccessivi oneri a carico degli operatori del settore. Questo tipo di operazione, potenzialmente in grado di raggiungere traguardi di equità sociale, rappresenterebbe un’occasione importante anche per il tessuto imprenditoriale medio/piccolo se fosse pensata in maniera meno burocratica e dispendiosa per gli addetti ai lavori.

Il dubbio, rispetto a questa presunta mancata occasione, viene proprio guardando l’elenco degli operatori che ad oggi hanno aderito all’iniziativa. Solo 60, tra aziende del settore Itc e Telecomunicazioni, sarebbero in grado di sostenere gli oneri che la convenzione con Infratel Italia gli impone. In effetti l’articolo 3 “Oggetto della Convenzione” e successivi non inducono gli imprenditori, soprattutto i piccoli, a scegliere di sottoscrivere con serenità questa convenzione. Oltre gli obblighi derivanti dall’esecuzione delle pratiche, dalle comunicazioni all’Ente e dal rispetto della tempistica, ricade sull’operatore anche l’onere di verificare sia l’attendibilità dell’autocertificazione attestante il valore dell’Isee entro il limite di 20mila euro, che la non fruibilità del bonus da parte di un altro componente che ne abbia già fatto richiesta.

Inoltre l’operatore dovrà inserire i dati nel sistema, accertarne la correttezza formale e sostanziale, garantire l’attivazione del servizio entro 90 giorni, inserire nel portale tutti i documenti relativi all’attivazione e alla consegna del servizio, inviare a Infratel Italia, con frequenza giornaliera, tutte le movimentazioni avvenute nelle ultime 24 ore, verificare la disponibilità delle risorse economiche, garantire il rispetto della normativa in materia di Protezione dei Dati Personali e adeguarsi al Tracciato record definito dal committente.
Questo è solo un elenco parziale onde evitare di annoiare ulteriormente il lettore, perché di cose da fare, per ottenere il bonus, gli operatori ne hanno davvero molte altre.
Immaginiamo, dunque, che un operatore abbia voglia di intraprendere questo farraginoso iter e decida di aderire alla convenzione. A questo punto dovrà anticipare delle somme di denaro per acquistare i beni e i servizi da poter vendere ai clienti che li richiederanno grazie all’utilizzo del bonus. La correttezza implicherebbe che il Ministero, una volta verificata la validità della pratica, liquidasse l’operatore dell’intera somma promessa ed evidentemente già anticipata dallo stesso.

Al contrario, l’art. 11 della convenzione “termini di pagamento” stabilisce che entro 60 giorni dal ricevimento della documentazione richiesta Infratel Italia debba liquidare all’operatore l’ammontare del contributo, ma non per intero, bensì attraverso l’erogazione di rate mensili in base alla durata dell’offerta. I piccoli imprenditori si troveranno, pertanto davanti, ad un bivio: aderire all’iniziativa con la consapevolezza di sobbarcarsi inizialmente l’onere dell’investimento per poi essere risarciti dal Ministero, poco alla volta, oppure, più semplicemente, rinunciare e lasciare spazio ai player multinazionali forti di una maggiore capacità finanziaria. Ovviamente il danno maggiore lo subiscono, ancora una volta, i cittadini che, ingolositi dal ristoro statale, si precipiteranno ad acquistare dei prodotti aventi un costo necessariamente maggiorato dagli operatori che, grazie a tale aumento, riusciranno a ridurre il rischio d’impresa.

Ad avallare questa tesi c’è il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio di Aires, l’associazione italiana retailers elettrodomestici specializzati, e Ancra. l’associazione nazionale commercianti radio televisione elettrodomestici e affini, per danno ai consumatori. Con questo ricorso, infatti, viene messa in discussione la bontà di tale manovra che crea un evidente danno ai consumatori, privati del loro diritto di scegliere tra le migliori offerte presenti nel libero mercato. Quindi si renderà necessario attendere il responso dei giudici amministrativi che dovranno esprimersi a breve sulla richiesta di sospensiva dell’esecutività.