I giudici: «Ditta influenzabile dai clan» 

Il Tar di Napoli boccia il ricorso dell’impresa colpita da interdittiva antimafia: in ballo l’appalto per il centro d’interscambio

«Le situazioni indizianti evidenziate dalla Prefettura depongono in misura univoca per la permeabilità della società all’influenza del clan». Parola dei giudici della sezione napoletana del Tribunale amministrativo regionale di Napoli, che rigettano il ricorso di una delle società aggiudicatarie del maxi-appalto per il Centro integrato d’interscambio modale del Comune di Battipaglia. L’interdittiva antimafia, firmata il 28 novembre dal prefetto di Napoli, Carmela Pagano, non si tocca. Lo hanno deciso i giudici partenopei, bocciando il ricorso che la società, difesa dall’avvocato Emanuele D’Alterio, aveva proposto contro la Prefettura di Napoli, quella di Salerno, il Comando generale dei carabinieri, il Ministero dell’Interno, il gruppo interforze di accesso nominato dalla prefettura di Salerno, la Direzione investigativa antimafia e il Gruppo ispettivo Antimafia di Napoli ed il Ministero della Difesa. La sentenza è infarcita di “omissis”, su disposizione dei giudici Salvatore Veneziano, Paolo Corciulo e Gianluca Di Vita. Di mezzo c’è una delle aziende che lavoravano al Piu Europa: il prefetto di Napoli la ritiene influenzabile da un potente clan camorristico, operante nell’area nord partenopea. Nella città finita al centro di un decreto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche, si torna a parlare di malavita organizzata.
Rapporti di famiglia. A carico di qualche familiare dei vertici societari, come si legge nella sentenza del Tar, il prefetto aveva ravvisato «rapporti di frequentazione e cointeressenza con un affiliato al clan». Nel mirino della Pagano soprattutto i rapporti di parentela. «L’interdittiva antimafia - sentenziano le toghe - costituisce una misura amministrativa preventiva, finalizzata ad evitare che ad alcuni procedimenti particolarmente delicati dell’attività della pubblica amministrazione possano partecipare imprese nei cui confronti si siano verificati tentativi di infiltrazione matiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle imprese». E nel caso dell’impresa all’opera a Battipaglia, «gli atti istruttori ed i verbali del Gia soddisfano l’onere motivazionale». Insomma, per i giudici il rischio di inquinamento mafioso c’è. L’influenza? «Può essere desunta per la doverosa considerazione che la complessa organizzazione della mafia ha una struttura clanica, che si fonda e si articola sul nucleo fondante della “famiglia”», e quindi «anche il soggetto non attinto da pregiudizio mafioso può subire l’influenza del capofamiglia». E la Prefettura, in più, ha evidenziato «l’esistenza di rapporti personali e cointeressenze».
Il cantiere di Battipaglia. La difesa si era appellata proprio ad un accesso, nel 2016, da parte della commissione designata dal prefetto di Salerno, al cantiere di Battipaglia: al sopralluogo del 2016 aveva fatto seguito una relazione, nella quale si leggeva che «sono da ravvisarsi forti elementi di criticità», ma «in assenza di elementi d’infiltrazione mafiosa» Il Tar obietta che «la relazione promana dalla Prefettura di Salerno, distinta rispetto a quella di Napoli», e che i rilievi del Gia, alla base dell’interdittiva, sono del 2018, successivi al sopralluogo. L’interdittiva coinvolge diversi cantieri: il project-financing del Piu Europa di Battipaglia, il Cardarelli ed altri 6 appalti tra Roma, Messina, Caorso, Pozzuoli, Terzigno (dove la stazione appaltante è la Regione) e Monteluco di Rojo, nell’Aquilano. A Battipaglia i lavori valgono 38 milioni di euro: 17,6 sono finanziati dalla Regione, 7,2 dal Comune e 12,86 dalle ditte, che si sono accaparrate la concessione per 30 anni.
Il nuovo assetto. L’ultima struttura, inaugurata il 20 dicembre, dopo l’emissione dell’interdittiva, è stata la sede dell’Inps: il nastro lo tagliò proprio il governatore campano Vincenzo De Luca. Ad essere colpite da interdittiva, a novembre 2018, furono la Cosap, la concessionaria “Atene grandi progetti” ed un’altra delle società che fanno capo al raggruppamento che s’aggiudicò l’appalto del PIU Europa, la “Atene srl”: solo la “Cosap”, però, è finita in gestione straordinaria. La “Cosap”, stando a quanto comunicato dalla “Atene grandi progetti”, è stata esclusa dalla nuova compagine societaria: le note di chiarimento sulle variazioni degli assetti sono al vaglio dell’Amministrazione comunale di Battipaglia.
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