LA TESTIMONIANZA

I dolori, la febbre e il verdetto del test: l’incubo è l’impotenza di una madre

Luigi D’Antuono è un collaboratore del quotidiano “la Città”: sabato ha avuto la conferma di essere positivo al Covid dopo aver accusato i primi sintomi già nel corso della settimana. Dalla sua abitazione di Angri, dove si trova in isolamento da qualche giorno, ha voluto raccontare le sue sensazioni dopo la certezza del contagio. Cosa vuol dire trovarsi faccia a faccia con il “mostro invisibile”. Come stravolge, definitivamente, l’esistenza di un’intera famiglia.

Febbre a 38, stanchezza e dolori articolari. Si è presentato così, in maniera tutt’altro che silenziosa, il virus nella mia casa. Il contagio è stato alquanto rapido, considerato che la signora che si prende cura di mia madre aveva riscontrato di essere positiva ad inizio settimana, in maniera del tutto asintomatica. Appena saputo dell’esito del tampone positivo, ho preso contatti con il mio medico di base per attivare il protocollo necessario per sottopormi al tampone. Più che per me, ero fortemente preoccupato per mia madre di 81 anni. Con l’avvio dell’iter “burocratico”, è cominciata a salire anche la febbre dallo scorso martedì arrivando a toccare punte anche di 38.5 gradi nella giornata di ieri. Venerdì il tampone a domicilio, considerate la febbre alta e le difficoltà a deambulare di mamma. In serata è arrivato il celere verdetto: io positivo. Mia mamma, invece, risulta negativa!

I sintomi del Covid non sono piacevoli: i dolori articolari che ti impediscono persino di fare movimenti quando sono steso nel letto. E poi, complice la temperatura alta, le notti sono diventate abbastanza inquiete trascinandomi in un’alternanza di agitazione e torpore. Dormo poco, poche ore a notte e per nulla serene in attesa che il percorso terapeutico faccia il suo corso, come mi rassicura il medico. Le terapia dovrà durare dieci giorni con orari e farmaci ben scanditi tra cortisone, antibiotici e vitamine. Gestire il Covid non è semplice e non lo è soprattutto quando c’è un genitore anziano che non è autosufficiente e che ha bisogno di essere seguito in ogni passo della giornata. Quella che era una totale condivisione quotidiana è diventata una separazione che la mia mamma decisamente non riesce a comprendere: si chiede perché non possiamo stare vicini, perché non pranziamo insieme come abbiamo sempre fatto. Ai dolori fisici e alla preoccupazione per la mia salute si aggiunge lo stato di impotenza nei confronti di mamma che si vede isolata anche perché terapisti e assistenti che abitualmente la seguono in casa non vengono, giustamente, da dieci giorni.

Faccio leva sull’apporto delle mie sorelle, Emiliana e Patrizia, che mi lasciano il pranzo fuori alla porta perché in questi giorni non ho proprie forze. La vicinanza degli amici, dei colleghi e dei conoscenti aiuta, aiuta molto e anche se rispondo poco alle telefonate sapere che ci sono persone che si preoccupano per le mie condizioni di salute mi aiuta tanto. Appena starò meglio richiamerò tutti. Nel frattempo, però, voglio ringraziare tutti sperando che questi giorni possano essere solo un brutto ricordo e che ben presto tutti potremmo ritornare a vivere la nostra vita, quella che abbiamo perso da un anno. L’invito è di adottare sempre tutte le misure di prevenzione. Anche se ieri mi ha detto un amico: «Hai visto, tu stavi così attento e alla fine il virus ti ha trovato a domicilio...».