GIUSTIZIA LUMACA

Ginecologi, la condanna arriva dopo 18 anni

In ospedale ad Oliveto Citra tagliarono il colon di una paziente che spirò dopo 2 interventi chirurgici. Il terzo medico imputato è deceduto

Chiara entrò in sala operatoria per l’asportazione dell’utero nel lontano mese di marzo del 2000. La donna della Piana del Sele fu ricoverata nel reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale “San Francesco d’Assise”. L’equipe medica che la operò, sbagliò la diagnosi. La partenza fu falsata e il finale drammatico. La paziente morì dopo due giorni. Perì dopo un secondo intervento chirurgico per individuare lo shock settico fatale.
Per avere giustizia, i familiari hanno dovuto attendere diciotto anni. A febbraio c’è stata l’udienza davanti ai giudici della Corte di Cassazione, che hanno condannato due dei tre ginecologi che eseguirono l’isterectomia sulla sfortunata paziente. Il terzo medico, mentre la giustizia faceva il suo corso, è deceduto e la sua posizione è stata stralciata per intervenuta morte del reo.
All'origine della colpa medica - è stato appurato nei tre gradi di giustizia - ci fu la diagnosi sbagliata che portò l’equipe a fare un intervento in laporoscopia per via vaginale, non accertandosi, nella fase di preparazione dell’intervento, della presenza di focolai endometriosici. L’operazione chirurgica si rivelò un boomerang: alla paziente fu provocata una peritonite. L’intervento devastante fu effettuato il 2 marzo. I medici dovettero correre ai ripari, senza successo, due giorni dopo, quando - secondo i consulenti della procura - eseguirono l’intervento con la tecnica giusta, ovvero in laparotomia.