IL RICORDO

Franco Ortolani, un amico generoso e impegnato

Ci conoscemmo la prima volta a Via dei Fiorentini, a Napoli, nella storica sede del PCI, durante un comitato regionale del 1976. E fu subito una amicizia forte, ricca di incontri, di scambi di idee. Io militante sindacale, affascinato dalla geologia, come sempre; lui generoso e, come sempre, amante in modo viscerale del Cilento, impegnati insieme in quegli anni nella valorizzazione delle zone interne, sollecitati in questo dal partito, guidato da Bassolino. Poi venne il 23 novembre del 1980, il terremoto terribile della valle del Sele e dell’Irpinia, di cui ricorre l’anniversario: 3.000 vittime e un generale ripensamento della politica del territorio e della ricostruzione. Lui schierato nella battaglia per far tirar fuori dai cassetti del Ministero dei Lavori Pubblici i lavori sul rischio sismico, che dettarono le nuove norme per una costruzione antisismica. Una svolta profonda, decisiva per la sicurezza di tutti gli abitanti delle zone italiane a rischio sismico. Ci ritrovammo in quei giorni alla facoltà di geologia dell’università di Napoli, dove lui insegnava, per controllare gli oscillografi piazzati a Lioni e a Colliano. Noi eravamo preoccupati per le continue oscillazioni dei ruderi di Laviano, mentre i soccorritori si aggiravano tra le macerie per disseppellire 300 morti e ricostruire alloggi fortuna. E Franco era arrivato, per fare la sua parte. Ci rassicurò: le scosse, più intense a Lioni che a Colliano, erano dovute a strutture geologiche diverse. Potevamo continuare nei soccorsi, si trattava di scosse di assestamento. Questo suo impegno diretto e militante nei territori gli fece svolgere negli anni post-terremoto, con la sua cultura, il suo entusiasmo la sua grande forza comunicativa, un ruolo di estrema importanza in Campania nella pianificazione territoriale. Ci ritrovammo poi a Sicignano su tre pozzi da lui fatti scavare, per scoprire che le pompe non funzionanti impedivano il prelievo di 150 litri secondo di acqua potabile, mentre a Salerno si proclamava l’emergenza siccità e si chiedeva l’attivazione del potabilizzatore della diga dell’Alento, che poteva fornire solo 100 litri secondo. Un bel sollievo per la città e il suo sindaco! L’ho seguito, poi, con preoccupato interesse nella sua battaglia coraggiosa e continua per la terra dei fuochi e l’ho incontrato in Cilento varie volte nell’impegno per sconfiggere la nostra grande sete. A settembre scorso, in giorni per noi molto amari, mentre il suo male lo divorava, non ha voluto farci mancare il suo sostegno di amico di sempre e di senatore pentastellato con questo messaggio prezioso e solidale: “Il nemico pubblico? Il fico cilentano? Ha fatto notizia il blitz che hanno ordito per ricostituire il rispetto delle leggi nel Cilento ed in particolare a S. Mauro Cilento, durante l’annuale manifestazione “sovversiva”, che vedeva per protagonista un tipico prodotto mediterraneo: il fico. Impedite per correggere. Non impedite per distruggere! Questa la sua raccomandazione per uno Stato amico dei cittadini, del mondo del lavoro, a cui era rimasto profondamente legato. Ciao Franco, compagno di una militanza comune, di tanti intensi ricordi e speranze. Un abbraccio affettuosissimo alla tua famiglia. Grazie di tutto. Noi non dimentichiamo.