L'INTERVENTO

Elezioni, col proporzionale il cittadino ritorna sovrano

Col Mattarellum la governabilità non è stata premiata, ma compromessa

La formazione del nuovo governo ha avuto, tra le tante conseguenze, la ripresa di una polemica sui sistemi elettorali. I due partiti che costituiscono la maggioranza del governo hanno espresso la volontà di ripristinare la legge elettorale proporzionale, e ne è seguito un lamento generalizzato sul ritorno alla “prima Repubblica”: in un periodo di pensiero debole e di parole senza idee indicare lo “spettro della prima Repubblica” colpisce la fantasia di tanti che ritengono di attribuire colpe a chi ha avuto responsabilità per il passato: eppure se stiamo ancora a competere con il mondo lo dobbiamo ancora alla prima Repubblica! Ma tant’è! Chi scrive si oppose energicamente al referendum indetto da Segni che ha portato alla legge elettorale cosi detta “mattarellum” che cambiò la legge proporzionale in un misto ibrido di maggioritario-uninominale e proporzionale e ha ritenuto e ritiene che quella legge ha determinato una parentesi oscura e negativa per il nostro paese perché ha ridotto e intaccato la “rappresentanza” potenziando il personalismo dei partiti. Le discussioni animate che imperversavano negli anni 90 avvenivano tra chi riteneva che bisognasse superare Repubblica parlamentare per dare preminenza al Governo, alla governabilità che con la legge proporzionale veniva trascurata, e ricordo le lunghe discussioni con il prof. Elia, mai dimenticato, che si preoccupava di privilegiare una scelta per la stabilità del governo e riteneva che bisognasse modificare la legge elettorale per facilitare il bipolarismo….. Si cambiò la legge elettorale (senza il mio voto) in Parlamento con l’intenzione di cambiare la Carte Costituzionale ma non si cambiò una sola norma che per la sua struttura pluralistica e per la previsione di poteri diffusi presuppone una legge elettorale proporzionale. Questa contraddizione ha pesato in tutti questi anni perché lo slogan che il “governo deve essere eletto dal popolo” è stato strumentalizzato ma ha fatto breccia nell’animo ignaro dei cittadini. A tal punto che tutta la polemica sul nuovo governo è perché è in minoranza nel paese e quindi non è “scelto” dal popolo. Affermazione generica, apodittica e ovviamente non confermata. Eppure la Repubblica parlamentare disciplinata dalla Costituzione del 1948 è stata riconfermata nel dicembre 2016 con un referendum vinto con il 60%! Ma un breve raffronto con l’andamento istituzionale e politico di questi anni può aiutarci ad inquadrare il problema. Con la legge elettorale “Mattarellum” la governabilità non è stata premiata anzi è risultata compromessa ancor più rispetto al periodo precedente, agli anni 90, quando si è votato con la proporzionale: per i meriti elettorali della DC i governi cambiavano ma avevano una loro continuità di programmazione e di azione. Bisognerebbe dunque prendere atto del fallimento delle finalità che si attribuivano alla legge elettorale maggioritaria, peraltro cambiata quasi in ogni legislatura, e fare un discorso sereno e obiettivo su quello che serve per il nostro paese e per la nostra società! Il maggioritario è un po’ in crisi in Europa; in Francia in particolare con Macron che certamente non ha la maggioranza del paese ma solo un misero 24%, in Inghilterra dove anche per gli ultimi avvenimenti il modello Westminster perde il suo fascino e certamente in America dove Tramp ha vinto pur avendo preso 3 milioni di voti rispetto alla Clinton. E quindi la “rappresentanza” è alterata. L’unico sistema elettorale democratico è il proporzionale e non può essere sostituito in Italia perché il paese non sopporta il bipolarismo che si voleva inventare a tavolino e che nella realtà italiana non può esistere, anche perché gli elettori rifiutano il ballottaggio. Una società complessa, culturalmente sofisticata, disomogenea con una tradizione pluralistica di partiti e movimenti non può essere costretta ad accettare che chi piglia un voto in più governa. È una semplificazione infantile: chi si esprime in questo modo non ha cultura istituzionale e consapevolezza della complessità del paese e del valore della democrazia che non si esaurisce nella sola elezione. Con una legge proporzionale si chiuderebbe una lunga fase di transizione dagli anni 90 e l’elettore diventerebbe protagonista e sovrano come vuole la Costituzione.