Piero De Luca

L'ANALISI

Elezioni 2018: De Luca, tonfo in città

I dem in linea con i dati delle regionali ma perdono 10 punti rispetto al 2013

SALERNO - Che l’aria fosse cambiata lo si era già capito al referendum. Qui, il 4 dicembre del 2016, malgrado un’affluenza più alta rispetto alla media regionale (66,90%), a Salerno città – dove appena cinque mesi prima, alle elezioni amministrative, aveva stravinto con oltre il 70% Enzo Napoli – a votare per il Sì solo il 39,9% degli elettori, contro il 60,1% che ha voluto dire No alla riforma costituzionale imposta da Renzi. Anche in questo caso il mantra che verrà messo in giro è quello dell’onda nazionale che travolge anche le roccaforti. Sarà, ma forse già da due anni il giocattolo aveva bisogno di una messa a punto per non arrivare spiazzati all’appuntamento più importante: le Politiche. Anche perché, tra i bene informati, che Piero De Luca fosse candidato lo sapevano già in tanti. Forse anche per questo, alle amministrative, si ritenne necessario non candidare in alcuna lista il fratello Roberto: evitando così di dover chiedere due volte i voti per i figli. Roberto infatti entrò in Giunta – e anche questo lo si sapeva – come estero. E fu la prima volta che un esterno entrò nelle giunte deluchiane.

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I numeri sono davvero drammatici. Con il candidato dei 5 Stelle, Nicola Provenza che incassa il 40,84%, 17 punti percentuale in più del figlio del governatore. Che in tutto il collegio si piazza terzo dietro a Gennaro Esposito, candidato di Fratelli d’Italia, che incassa il 27,31 per cento. Una percentuale, quella di De Luca, che migliora nel voto in città (26,46) ma sempre sotto a Provenza (38,88) e poco più sopra di Esposito (25,54). E veniamo alle dolenti note. Il Partito democratico nel 2013, nella sola città di Salerno, totalizzò il 29,1%. Domenica sera l’asticella democrat s’è fermata al 19,98 dieci punti smarriti in cinque anni. Più o meno la stessa percentuale cittadina delle Regionali (19,53) volendo tener presente solo il Partito democratico. Ma il peso elettorale di De Luca, in città, sommava anche le percentuali delle altre due liste per un totale di 50,16%. Una matematica, che già da ieri, è finita sotto la lente d’ingrandimento. Perché sì, è vero, l’onda lunga del voto di cambiamento, ma qui mancano all’appello troppi voti, soprattutto a Cava de’ Tirreni dove Piero De Luca era portato dal sindaco Vincenzo Servalli e ha chiuso la corsa con circa novemila voti in meno di Provenza (4.768). Vedremo.

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Intanto la percentuale consolidata a Salerno consente al ministro Marco Minniti, paracadutato nel listino in città, di ritornare in Parlamento dopo aver perso l’uninominale di Pesaro. Ed è ancora incerta l’elezione di De Luca jr nel listino di Caserta. «Sin dalle ore immediatamente successive alla acquisizione dei primi risultati, il partito si è aperto ad una riflessione franca e ragionata del dato che è sicuramente negativo – commenta il segretario provinciale, Enzo Luciano – avviando una analisi lucida e finalizzata ad un immediato riscatto in termini di consensi e nel rapporto con la nostra gente. È apparsa evidente, tuttavia, una diversificazione tra il risultato di Salerno ed aree significative della Provincia, come la Costiera Amalfitana e Cilentana, rispetto allo stesso esito nazionale, avendo registrato un consenso significativamente più elevato. Nell'attesa della definizione del quadro nazionale, siamo già impegnati a garantire la necessaria continuità del nostro lavoro politico ed amministrativo». Con De Luca e Alfieri, affonda anche Tino Iannuzzi e Mauro Maccauro. Proprio Iannuzzi, in un lungo post sulla sua pagina Facebook, ammettendo la sconfitta, riflette: «Si impone ora per il Pd una riflessione a trecentosessanta gradi ed a tutto campo, che investa linea politica, contenuti programmatici ed organizzazione del Partito sia a livello nazionale sia a livello territoriale».

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