MANOVRE A PALAZZO

Eboli, Vecchio se ne va prima dell’ultimo atto

L’assessore si dimette dopo lo scontro sulle nomine con il reggente Luca Sgroia a pochi giorni dal “d-day” dell’era Cariello

EBOLI - Giunge nelle mani del sindaco facente funzioni, Luca Sgroia , la lettera di dimissioni di Fausto Vecchio . L’avvocato ebolitano ha deciso di “gettare la spugna” a tre giorni dal consiglio comunale sul bilancio e a pochi giorni dalla fine dell’attuale amministrazione che si consumerà allo scadere dei 20 giorni dalle dimissioni del dimissionario Massimo Cariello . Lascia, dunque, la carica di assessore all’Urbanistica e lo fa con poche scarne parole ufficiali, senza motivare il gesto per iscritto. Salvo poi spiegare a voce cosa lo abbia indotto a rinunciare alla carica.

«La decisione la stavo già maturando dal momento delle dimissioni di Cariello - dice Vecchio - Ma avevo chiesto a tutta la maggioranza una gestione collegiale che doveva riguarda esclusivamente l’ordinaria amministrazione. Non si era mia visto che un vicesindaco mai eletto nell’assumere le funzioni di sindaco assumesse il comando da plenipotenziario, non legittimato da un voto popolare». E che sia la contrarietà di Vecchio nei confronti del ruolo esercitato dal reggente Sgroia ad averlo spinto alle dimissioni appare lampante, anche perché l’avvocato si era opposto alla sua nomina, fatta da Cariello, che aveva accettato a malincuore, solo per ragioni di scuderia. «Quando è stata chiesta la gestione collegiale il facente funzioni - prosegue Vecchio - si è risentito e ha fatto riunioni con i singoli gruppi della maggioranza, come se fosse un sindaco qualunque con un mandato politico ed elettorale. Non è tollerabile che pensi di poter procedere anche nella gestione delle deleghe o nella nomina dei dirigenti con un atto monocratico. Non si può fare un atto del genere quando dopo sei giorni dovrà andare via». A scatenare le ire di Vecchio sarebbe la volontà di Sgroia di procedere alla nomina dei funzionari nei settori nevralgici dell’Ente. Tra queste c’è la scelta del dirigente del Piano di zona, ricaduta su Maria Grazia Caputo , che gestiva fino ad un mese fa il personale. Poi il previsto spostamento dell’architetto Francesco Mandia all’anagrafe, nomina quest’ultima non ancora formalizzata, ma solo discussa nei corridoi di Palazzo di città sulla base dell’istanza avanzata dallo stesso Mandia. Secca la replica del sindaco reggente che va giù duro verso l’ormai ex assessore all’Urbanistica.

«Apprendo attraverso la stampa e non dalla lettera di dimissioni, dove l’avvocato non ha indicato alcuna motivazione, cosa abbia spinto Vecchio a dimettersi - commenta Sgroia - . Già questo non mi sembra molto opportuno giacché avrebbe dovuto motivarle per rispetto delle istituzioni. Mi dispiace poi che giungano delle dimissioni anche intempestive giacché tra qualche giorno andremo tutti a casa. Per di più basate solo su questioni di posizionamento di potere. Siamo in un momento di grande smarrimento della città e da quando sto svolgendo le funzioni di sindaco mi ero assunto la responsabilità di svolgerle con onore, invece di dibatte su questo o quel funzionario senza che abbia fatto neppure ancora le nomine. Tra l’altro va benissimo il confronto ma la responsabilità di firmare determinati atti resta a me. Comunque sono pronto ad un confronto pubblico con Vecchio sul tema della trasparenza». Intanto, ieri sera Sgroia ha sciolto la riserva sulle nomine: Antonio Savi (Anagrafe), Carlo Astone (Attività produttive), Mandia (Manutenzione), Lucia Rossi (Urbanistica), Gaetano Cerruti (Lavori pubblici), Francesco Cuozzo (Affari generali). Damiano Bruno va al Giudice di Pace. Confermate le posizioni di Ernesta Iorio (Avvocatura), Cosimo Marmora (Bilancio), Cosimo Polito (Ambiente), Caterina Ioro (Politiche sociali) e Caputo (Personale).

Stefania Battista