IL CASO

Eboli, una casa dopo 30 anni: c’è la muffa

Lasciò il deposito al rione Borgo ma nel nuovo alloggio ci sono i vecchi problemi

EBOLI - Le sono occorsi più di trent’anni per ottenere un’abitazione più dignitosa. Eppure i problemi pare non siano finiti. Anche nella nuova casa popolare dove si è trasferita da poco, in una traversa di via Buozzi, vi sono infiltrazioni di umidità. Questa volta dal tetto. E la donna si trova, ancora una volta, a chiedere aiuto alle istituzioni per evitare che l’ambiente malsano danneggi ancor più la già fragile salute del figlio. Era lo scorso dicembre quando Silvana Ricciardi lanciava l’ennesimo appello. Allora abitava ancora al rione Borgo: la casa era stata invasa dai liquami della fognatura. A rompersi era stata la colonna fecale dell’appartamento al piano superiore della palazzina Iacp dove viveva, a piano terra.

La donna, aveva abitato lì dai mesi immediatamente successivi al terremoto, in una situazione assurda con un figlio con la sindrome di down, costretto a vivere in una casa che non era migliore di un garage. Le sue continue richieste di interventi sia all’Istituto autonomo case popolari che al Comune non sortivano gli effetti sperati. Legittima assegnataria, avrebbe avuto diritto ad un alloggio che potesse definirsi davvero un’abitazione. Ed ora che, finalmente, è riuscita, grazie agli sgomberi di coloro che occupavano alloggi popolari senza averne realmente diritto, ad avere una vera casa, si trova nuovamente a dover combattere con umidità ed infiltrazioni. La donna è ormai anziana. Il figlio disabile ha 35 anni. È cresciuto praticamente nel sottoscala. Il nuovo appartamento è per loro un dono prezioso, ma il timore di ritrovarsi di nuovo a combattere con macchie, muffa, umidità e problemi di salute, sta rovinando la gioia iniziale provata da madre e figlio. Per il momento il problema più grave si sarebbe verificato in cucina.

Una grossa macchia scura è apparsa sul soffitto. Ma se non verranno presi provvedimenti urgenti l’infiltrazione, data anche la stagione invernale e la possibilità di piogge, potrebbe allargarsi e creare ulteriori danni. Memore di aver impiegato oltre trent’anni per “evadere” dal deposito ammuffito in cui era stata costretta a vivere Silvana Ricciardi ha lanciato subito il suo appello alle istituzioni. E si può essere sicuri che, come ha dimostrato in passato, non si arrenderà facilmente finché il problema non sarà risolto. D’altronde suo figlio può contare solo su di lei.

(s.b.)