IL CASO

Eboli, parentopoli tra gli scutatori

Accordo tra maggioranza e opposizione che hanno nominato figli, nipoti e fratelli

EBOLI - Litigano su tutto. Tranne che sulla nomina degli scrutatori. E’ questo, infatti, l’unico argomento che tiene unite maggioranza e opposizione. Il balletto dell’ipocrisia si ripete in tutte le tornate elettorali. I politici condannano la pratica: «Meglio il sorteggio». Ma nessuno rinuncia alla nomina dei quattro scrutatori. La scena si ripropone a ogni elezione. I politici eleggono i proprio familiari. E quanto spunta la lista dei raccomandati, esplodono le polemiche velenose. «Con la nomina ci sentiamo più garantiti» si spinse a dire, qualche anno fa, un consigliere comunale che, cambiando una decina di partiti, è sempre riuscito a militare tra i banchi della maggioranza. Finora, a Eboli, solo Sinistra e Libertà h a rinunciato alla nomina degli scrutatori: «Con Gerardo Rosania organizzammo un sorteggio pubblico in piazza, coinvolgendo i disoccupati ebolitani» ricorda Carmine Caprarella. Con la nomina o con il sorteggio, c’è una costante: ci sono nomi che compaiono da vent’anni nei seggi elettorali. Un diritto politico acquisito grazie al parente consigliere comunale. Chi non ha vincoli di sangue in Comune, è spacciato: non ottiene l’incarico elettorale. Per la nomina al seggio non è obbligatoria la laurea o un corso serale. E’ necessario un vincolo di sangue, una parentela con un politico. Anche quest’anno, lista degli scrutatori alla mano, ne è venuto fuori uno scenario deprimente. Maggioranza e opposizione spiegano da decenni che i giovani di oggi sono il futuro su cui dobbiamo puntare. I giovani ci credono pure. Per scoprire poi che, senza raccomandazione, non si va da nessuna parte. «Ma come si fa a dire no a un familiare?» si chiedeva giorni fa un consigliere comunale.

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