IL CASO

Eboli, «Non vogliamo un altro Forte Apache»

I timori dei residenti sul nuovo insediamento mentre il Comune avvia la ripresa dei lavori in piazza Regione Campania

EBOLI - Piazza Regione Campania, i lavori alle palazzine popolari potrebbero ripartire a breve. Il Comune è orientato a «rescindere il contratto con la società Gugliucciello. Ne troveremo un’altra per finire i lavori ». La risposta dei residenti è durissima: «Non ci trasformate in un altro Fort Apache come al Borgo. Non vogliamo ladri, zingari e spacciatori» spiega un’avvocatessa che vive in zona. In piazza Regione Campania sono stati costruiti oltre 30 appartamenti ex Iacp. Il Comune di Eboli è stato delegato a seguire il cantiere. L’ex scuola elementare è stata abbattuta e ricostruita. Al posto delle aule ci sono ora degli appartamenti di 80 metri quadrati. «Sono destinati alle famiglie povere» spiegano in Comune. «Non vogliamo zingari e ladri qui» ribattono in via San Berardino e via Gonzaga. Il precedente. Pochi anni fa, il sindaco Rosania ricostruì 46 appartamenti popolari al rione Borgo. Le abitazioni vennero assegnate alle famiglie che vivevano nei containers installati al rione Pescara dopo il terremoto del 1980. Finiti i lavori, assegnate le case, al rione Borgo la qualità della vita è colata a picco. L’integrazione “sognata” dal sindaco comunista non si è avuta. Anzi. I residenti che vivevano già in zona si sono ritrovati i ladri nei cortili, le auto danneggiate.

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Furti e rapine sono cresciuti in maniera esponenziale. Le palazzine al rione Borgo sono la principale “centrale” di spaccio di droga in città. Anni fa i pusher installarono anche dei cancelli per rallentare i blitz dei carabinieri. Le porte di ingresso sono blindate. Nei sottoscala delle palazzine c’è una compravendita di droga senza freni. I cancelli vennero rimossi. Qualche spacciatore è stato arrestato. Ma è stato subito sostituito. A pagare dazio al Borgo, ci sono anche due politici. «A me hanno rubato di tutto nel cortile di casa. Anche le pinze» ricorda una delle vittime di piazza Borgo. A un commerciante hanno rubato, limone dopo limone, tutta la frutta nell’orto. Furti banali. Ma anche episodi gravi. Un macellaio dimenticò il borsello con l’incasso in auto, per soccorrere una persona coinvolta in un incidente stradale. Quando tornò in auto, il borsello era scomparso. Da via Italia a via Apollo XI, la lista dei danni è lunghissima. La protesta. «Proprio questo non vogliamo che accada ora in piazza Regione Campania, in via San Berardino e via Gonzaga. Se assegnano quelle case a zingari, spacciatori e ladri dobbiamo solo fuggire via» spiegano nel centro di Eboli. Il Comune, da parte sua, deve concludere i lavori.

All’ufficio tecnico spiegano: «L’ex Iacp, ora Acer, potrebbe destinare quelle case a famiglie che intendono acquistarle, così da far crescere il target dei nuovi inquilini. Ma non è una scelta che possiamo fare noi al Comune di Eboli. Possiamo suggerirla. Chissà se l’ascolteranno ». I timori. Non hanno paura di essere definite razziste, le famiglie borghesi di via San Berardino. «Sappiamo cosa è accaduto in piazza Borgo. Quel progetto visionario non ha funzionato. Dopo 20 anni, i residenti di quella zona ancora si leccano le ferite. Non vorremmo fare la stessa fine. Si tratta di sacche di ebolitani che vivono di reati e di espedienti. Il reddito di cittadinanza non ci rassicura. Rischiamo di creare una seconda centrale dello spaccio a Eboli se ripetiamo il progetto di piazza Borgo». I lavori ripartiranno a breve. Ma nel rione non sono i...benvenuti.

Stefania Battista