IL CASO

Eboli, «Non picchiarono l’arrestato in caserma»

Archiviato il procedimento a carico di un carabiniere e di un vigile urbano denunciati da un 54enne residente negli Alburni

EBOLI - Archiviato il procedimento a carico di un carabiniere di Santa Cecilia e di un vigile urbano di Eboli per le lesioni personali denunciate da un 54enne residente negli Alburni durante le fasi di un arresto avvenuto sul litorale di Campolongo l’anno scorso. Il gip Maria Zambrano del tribunale di Salerno ha rigettato l’opposizione formulata dal denunciante e ritenuto di non dover procedere nei confronti del sottufficiale dell’Arma e dell’agente della polizia municipale, difesi dagli avvocati Costantino Cardiello e Assunta Mutalipassi . In altri termini, non è stato dimostrato che le lesioni del denunciante sono ascrivibili ai due ormai ex indagati. Procedimento chiuso. Tutto comincia da un intervento della polizia locale sul litorale di Campolongo. È stata la segnalazione di una prostituta a richiamare l’attenzione degli agenti, impegnati in un’attività di pattugliamento e controllo della zona marina. Gli investigatori lo invitavano a seguirli in caserma, a Santa Cecilia, perché l’uomo si rifiutava di fornire le proprie generalità ed era in evidente stato di ebbrezza.

Gli agenti riferiranno che barcollava e tentò di sferrare un cazzotto ad un sottufficiale. L’uomo era finito nel mirino delle forze dell’ordine dopo che aveva chiesto alla prostituta un rapporto sessuale gratis, fingendosi un poliziotto. Due mesi dopo l’arresto aveva presentato la querela contro gli operanti che lo avevano fermato. Oltre al riferire nelle denuncia di aver ricevuto un cazzotto, asseriva anche che gli era stata calpestata una mano, procurandogli lesioni al polso, a causa della pedata dello stesso carabinieri che gliela aveva calpestata mentre si trovava a terra, provocandogli un dolore. In quella circostanza, gli operanti chiesero l’intervento del servizio 118 che riscontravano delle lesioni al polso causate dall’orologio di ferro e un livido allo zigomo. La ricostruzione fornita dal 54enne non aveva convinto già il pm titolare del fascicolo che lo aveva archiviato.

L’uomo, però, si è opposto, affidandosi al giudizio del gip e sperando in un’imputazione coatta che poi non c’è stata. Per il giudice è assolutamente contraddittorio il racconto della persona offesa che non trova fondamento sull’ipotesi di occultare l’eventuale aggressione in caserma perché furono gli stessi militari dell’Arma a chiedere l’intervento dei soccorritori. Inoltre, le sue dichiarazioni non sono del tutto attendibili anche alla luce del suo stato di alterazione perché sotto l’effetto dell’alcool. Pratica chiusa, dunque. Quel giorno non ci fu nessuna aggressione a un privato cittadino dentro le mura della caserma durante le fasi di arresto.

(m.l.)