IL CASO

Dossier terremoto, ricostruzione infinita: non bastano 38 anni

Dal 1981 al 2019: ancora opere ferme per contenziosi e mancati espropri. Appalti conclusi e presi in carico dopo decenni: il caso della Fondovalle

 Il Muro di Berlino era ancora saldo, in quel 1981. La Nazionale italiana non aveva ancora vinto i Mondiali di Spagna. La Fiat Panda era appena nata, la Ritmo andava forte, come il Sì e il Boxer fra i motorini. La sigla pc richiamava ancora il Partito comunista, i cellulari erano i furgoni della polizia. Insomma, era un’altra epoca. L’Italia nel 1981 faceva i conti con il terremoto che l’anno prima aveva segnato l’Irpinia e la Basilicata. In quel 1981 arrivò la legge 219 – destinata a diventare una fra le più famose di sempre, per vari motivi, non sempre nobili – tratteggiò in 88 articoli i “Provvedimenti organici per la ricostruzione e lo sviluppo” delle aree terremotate. Fra le altre cose, la legge costituì la base per un notevole programma di opere pubbliche, segnatamente alcune arterie stradali e 20 nuclei industriali, con relative urbanizzazioni. Il piano venne affidato a vari consorzi di imprese private (concessionari), incaricate di tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione, passando per gli espropri. Le cose non sono andate benissimo, se siamo ancora qui a parlarne.