IL DOSSIER

Differenziata, che flop: Salerno nella lista nera

Il capoluogo si allontana sempre di più dagli standard fissati dall’Europa. Il tasso di riciclaggio sceso di 3 punti percentuali mentre i rifiuti crescono

 Salerno si allontana dall’Italia e dall’Europa per la gestione dei rifiuti. Il 2018 ha visto scendere i due parametri essenziali dettati dalla legislazione nazionale e comunitaria: la percentuale di raccolta differenziata e il tasso di riciclaggio. In verità la prima fa registrare un calo minuscolo (-0,16 punti percentuali), che adombra una sostanziale stabilità del servizio, ma lo scenario generale presenta diverse ombre, che fra poco vedremo meglio. Il problema principale riguarda il tasso di riciclaggio, sceso al 45% (-3,7 punti percentuali). Questo indicatore è particolarmente significativo, sia perché chiama in causa la qualità della selezione e della raccolta sia perché trasgredisce virtualmente un obiettivo europeo (50% nel 2020). Sullo sfondo rimane un problema di fondo: la produzione di rifiuti continua a crescere. I dati sono tratti dall'Osservatorio regionale rifiuti (Orgr).
La differenziata non basta. La raccolta differenziata scende dal 60,53% del 2017 al 60,37% del 2018. La scarsa differenza ci pone di fronte al classico bicchiere, che possiamo vedere mezzo vuoto o mezzo pieno. Proviamo a ragionare. Sicuramente Salerno resta sotto la soglia minima legale nazionale (65%), sicuramente continua la discesa continua pluriennale. Nel 2010 eravamo al 70,69%, quindi in 8 anni abbiamo bruciato 10 punti. Il calo del 2018, però, è il più basso del periodo, quindi potrebbe annunciare una prossima inversione di tendenza. Ma la percentuale della differenziata è ormai insufficiente per valutare la buona gestione di un servizio fondamentale.