L'esultanza dei sostenitori di Macron

IL COMMENTO

Di che cosa sarà fatto il futuro? Macron guardi alle ingiustizie

Sospiro di sollievo per l’evitato pericolo di una affermazione dell’ultradestra fascista e xenofoba di Marine Le Pen, non per questo si chiarisce lo scenario politico

La scontata vittoria di Emmanuel Macron se fa tirare un sospiro di sollievo per l’evitato pericolo di una affermazione dell’ultradestra fascista e xenofoba di Marine Le Pen, non per questo contribuisce a rendere chiaro e privo di contraddizioni lo scenario politico che il nuovo presidente si accinge ad affrontare.
Etienne Balibar uno dei maggiori filosofi francesi contemporanei, da sempre schierato a sinistra, ha intitolato così un suo articolo di commento, apparso pochi giorni or sono su “Libération”, sul confronto elettorale tra Le Pen e Macron: “Di che cosa sarà fatto il domani?”. Il che vuol dire: una volta sgombrato il campo dall’eventualità della vittoria di un partito basato sulle pulsioni scatenate in un’opinione pubblica impaurita e incattivita da una migrazione di vastissime proporzioni e dalle crescenti simpatie populistiche di strati socialmente disagiati e impoveriti specialmente nei quartieri popolari delle grandi città, bisognerà andare alla scoperta del “vero” Macron, quando dagli impegni e dalle promesse elettorali dovrà passare a concreti atti di governo che affrontino i problemi della disoccupazione e della convivenza interculturale e interreligiosa e ad altrettanto chiare scelte di politica internazionale, in modo speciale riguardo alla riforma più volte annunciata della politica economica ed istituzionale dell’Europa.
Insomma avremo dinanzi un ambizioso politico della nouvelle vague di giovani politici rampanti per lo più neoliberisti (alla Renzi per intenderci, anche se l’italiano ha alle spalle ciò che ancora Macron non ha e cioè un partito sia pur dominato dall’unico al comando) oppure un riformista capace di tenere insieme la modernizzazione economica della società francese e le esigenze della fasce deboli, operai e ceti medi? E come affronterà Macron una situazione che in apparenza lo ha favorito (il liquefarsi drammatico dei due grandi partiti storici della Francia: i repubblicani e i socialisti) e che a lungo andare potrebbe trasformarsi in un intoppo serio per la sua presidenza, dal momento che non ha partiti da portare alle prossime elezioni legislative?
La crisi francese si inquadra coerentemente nella più ampia crisi dei sistemi rappresentativi di buona parte dell’Europa. Mistificate e discutibili analisi parlano di fine dei partiti, di fine della divisione in classi, di fine della questione sociale e pericolosamente sembrano prevalere le diadi astratte riformatori/controriformatori, nazionalismo/mondialismo, populismo/sovranismo. Sarà su questi impervi sentieri che si incamminerà Macron o vorrà finalmente essere il leader europeo che prepari una politica sociale capace di affrontare le diseguaglianze crescenti e i conflitti tra i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi?
Non gli chiediamo certo di fare la rivoluzione, ma solo di guardare non solo alla faccia visibile del mondo, ma anche a quella nascosta delle ingiustizie e dello sfruttamento, non solo all’Europa come slogan elettorale ma all’Europa finalmente liberata dai vincoli dell’austerità e delle banche che impunemente governano il mondo al posto dei legittimi rappresentanti del popolo. È questo il nostro augurio signor Macron!
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