LA NATURA SFREGIATA

Deviano la foce del Tusciano: s’indaga

Lo sbocco del fiume dirottato di notte da Pontecagnano Faiano a Battipaglia. Tolto il divieto di balneazione a Spineta

Seneca diceva che non si può fermare il vento con le mani, ma ignorava che si può deviare il corso d’un fiume con gli escavatori. È accaduto alla foce del Tusciano, terra di frontiera tra Battipaglia e Pontecagnano Faiano, in una notte di mezza estate, presumibilmente nel cuore d’un luglio surreale: lo sbocco del corso d’acqua che normalmente sgorgava verso nord, in direzione Picciola, è stato chirurgicamente sbarrato da una mano misteriosa. La stessa che ha meticolosamente spianato al fiume una nuova foce, volta a località Spineta. Come se – condizionale d’obbligo – qualche imprenditore di Pontecagnano avesse dirottato il Tusciano (e gli scarichi che si trascina dietro) verso la porzione di mare – che poi è sempre lo stesso – che bagna Battipaglia. Come a scuola, quando, durante la ricreazione, le mille briciole d’un panino cadute sul banco venivano gettate dalla parte dell’ignaro compagno. Cattivi pensieri, e Giulio Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma tutti sanno come finisce la celebre frase.

La notte dei misteri. C’è un prima e c’è un dopo, al confine con Pontecagnano Faiano: di mezzo c’è l’alba del 18 luglio scorso, quando la foce del Tusciano s’è svegliata diversa. Le foto aeree vista mare che i droni di Aldo De Stefano , tecnico convenzionato con il Comune di Battipaglia, hanno scattato in precedenza ed in seguito al fattaccio potrebbero finire sulle pagine d’una rivista di enigmistica, nella rubrichetta “Trova le differenze”. Al livello di difficoltà principiante, però, ché pure i meno accorti osservatori avrebbero gioco facile. Di sicuro se ne sono resi conto a Palazzo di città. Gli uomini dell’Ufficio tecnico, diretti dall’ingegnere Carmine Salerno , hanno segnalato l’accaduto alla sindaca Cecilia Francese . «Abbiamo dei sospetti – conferma la prima cittadina – riconducibili a lavori eseguiti da ignoti in prossimità della foce, nel tentativo di deviarne l’immissione in mare». Di qui l’acquisizione dei rilievi aerei: «I nostri tecnici – soggiunge la sindaca – in sinergia con gli agenti della polizia locale, agli ordini del comandante Gerardo Iuliano , sono al lavoro per identificare i responsabili».

Il divieto cancellato. Per ora il “fronte mare” riserva una buona nuova: arriva dagli esiti delle fatidiche controanalisi richieste ai vertici dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, all’indomani degli infausti campionamenti in località “Lido Spineta”. Proprio il 18 luglio – ironia della sorte – la Francese aveva imposto il divieto di balneazione lungo 959 metri visti i prelievi di cinque giorni prima, con i valori di escherichia coli a più del doppio dei limiti. «Dati apparsi anomali – spiega la Francese – sin dal primo momento, visto che da anni l’inquinamento si registra solo a ridosso della foce del Tusciano: non accadeva da tempo di rilevare simili criticità in quell’area». Di qui l’intervento reclamato: il responso è arrivato alle 12,57 di ieri per mezzo d’una lettera a firma di Anna Maria Rossi e Lucia D’Arienzo , dirigenti dell’Agenzia regionale: «Si comunica l’esito favorevole delle analisi effettuate l’1 agosto scorso relative all’acqua di balneazione compresa nel tratto di costa». Via i divieti: poco meno di un’ora dopo la prima cittadina ha revocato l’ordinanza che proibiva i tuffi.

Il fatidico nulla osta. Permangono i problemi sulla linea fanghi del depuratore di Tavernola – da commisurare ancora all’ultimato adeguamento tecnologico dell’impianto – e soprattutto ai reflui civili del vasto comprensorio tra Belvedere di Battipaglia, Bellizzi e buona parte di Belvedere, ad oggi mai collettati, in attesa del collegamento al depuratore di Fuorni: è il famigerato “Comparto 5” del grande progetto “made in Provincia”. Se n’è parlato martedì durante un confronto tra la sindaca, l’assessore all’Ambiente Vincenzo Chiera e i balneatori: la prima cittadina ha fatto sapere che manca ancora il nulla osta dei tecnici di Rfi. Quelli che, però, «hanno garantito – dicono dal Comune – un celere riscontro». Dovranno pronunciarsi sulle interferenze tra infrastruttura fognaria e rete ferroviaria. Purché non vengano deviate come fossero delle foci.