Bruno Humberto Damiani

L'INCHIESTA

Delitto Vassallo, dal “brasiliano” alla nuova svolta

Archiviate dopo sei anni le indagini su Damiani, ma resta la pista della droga

SALERNO - È il dicembre del 2012 quando una nota della Procura di Salerno annuncia, sull’omicidio di Angelo Vassallo, quella che pareva una svolta decisiva. C’è un collaboratore di giustizia, ascoltato nell’ambito delle inchiesta sulla criminalità salernitana, che afferma di aver saputo delle “vanterie” di un familiare di Bruno Humberto Damiani, secondo cui a uccidere il sindaco di Pollica sarebbe stato proprio il “brasiliano”. Per gli inquirenti è un elemento di conferma su un sospetto nutrito sin dall’inizio delle indagini: quello che l’omicidio fosse maturato nell’ambito dello spaccio di droga, che Vassallo stava cercando di contrastare e da cui Damiani, insieme ad altri, traeva profitto. Il nome del trentenne salernitano, originario del Sudamerica, finì così sul registro degli indagaticon l’accusa di omicidio con l’aggravante camorristica. Restò a lungo l’unico indagato, poi, in successivi avvisi per rendere interrogatorio, è comparsa la dicitura di omicidio “in concorso con altri”. Chi fossero i presunti “concorrenti” sospettati dalla Procura non è mai stato rivelato, ma intanto, sei anni dopo quell’iscrizione nel registro delle notizie di reato, le accuse contro Damiani sono state archiviate. Nel corso delle indagini gli indizi non sono stati mai tali da consentire che fosse emessa nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare. Il “brasiliano” è tuttora in carcere, ma per condanne relative allo spaccio di droga e a una tentata estorsione al mercato ittico di Salerno. Vicende che ne avevano già consentito l’arresto e l’estradizione dalla Colombia, dove fu bloccato nel febbraio del 2014 appena sceso da un aereo proveniente dal Brasile, dove aveva trascorso tre anni di latitanza. Interrogato per tre volte in un anno alla presenza del difensore Michele Sarno, lui ha sempre continua- to a sostenere di non sapere nulla dell’omicidio, negando anche il litigo con Vassallo di cui alcuni testimoni hanno invece parlato agli investigatori.

Nel settembre del 2016 trapelò l’indiscrezione che erano state indagate altre tre persone, i cui nomi sono sempre rimasti secretati. Ma che le indagini fossero a un punto di stallo fu chiaro quando, nell’estate dello scorso anno, gli investigatori tornarono a Pollica per sottoporre al test del dna 94 persone, tra cui familiari, amici e collaboratori della vittima. La scadenza dell’ultima proroga di indagine (fissata per marzo 2018) era imminente, e gli inquirenti cercavano un nuovo elemento che consentisse di andare avanti. Da quei test, invece, non emerse nulla, e ad aprile il fascicolo su Damiani è stato archiviato. Il blitz sulle divise infedeli a Napoli, e lo scambio di informazioni sul ruolo di Lazzaro Cioffi, ha però consentito, poche settimane fa, di aprire un nuovo capitolo sull’intreccio tra l’omicidio e lo spaccio di droga. (c.d.m.)

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