L'EMERGENZA EPIDEMIA

De Luca non deve risarcire: «Giusto chiudere le scuole»

I giudici promuovono le ordinanze “sì-Dad”. E salvano la Regione dal salasso

SALERNO - Didattica a distanza “benedetta”: Vincenzo De Luca fece bene a chiudere le scuole. Parola - e sentenza - delle toghe della Terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice Michele Corradino , che sei mesi dopo cancellano il verdetto “no-Dad” del Tar di Napoli accogliendo il voluminoso atto d’appello proposto da Almerina Bove , Michele Cioffi , Tiziana Monti e Massimo Consoli , avvocati della Regione Campania. Le quattro ordinanze siglate nel cuore dell’orribile inverno 2020/2021 sono legittime. E guai a credere che poco importi, ora che quei giorni assomigliano ad un vago e triste ricordo: la decisione della Suprema corte del diritto amministrativo - messa nero su bianco dal giudice relatore, Giulia Ferrari salva le casse di Palazzo Santa Lucia (e le tasche dei contribuenti campani) dal salasso di risarcimenti che i genitori, forti della favorevole sentenza di primo grado di novembre scorso, avrebbero potuto richiedere alla ragioneria regionale. Un ristoro per i figli rimasti a casa e per eventuali giornate lavorative andate in fumo.

Stangata scongiurata. Proprio questioni di “vile denaro” indussero i magistrati della Quinta sezione partenopea del Tribunale amministrativo regionale, guidata da Maria Abbruzzese (vecchia conoscenza del Tar salernitano), ad accogliere il ricorso d’un genitore-avvocato casertano contro i diktat deluchiani, al tempo già inefficaci: «Al fine - si leggeva in quel verdetto - della successiva proposizione di una domanda di risarcimento del danno». Laconica frasetta che fece sussultare De Luca, al pensiero di fiumane di genitori campani che avrebbero potuto placidamente bussare a soldi al portone di Palazzo Santa Lucia, lagnandosi della negata didattica in presenza. E invece l’ultima inoppugnabile parola della Terza sezione del Consiglio di Stato - nel collegio c’è anche un salernitano, il giudice Ezio Fedullo - salva la Regione dalla minaccia delle riparazioni monetarie. D’altronde non fu una serrata sic et simpliciter : «Non è stato compromesso - si legge nella sentenza - il diritto allo studio ma è stata prevista una modalità alternativa (leggasi Dad, ndr ) che meglio si conciliasse con la gravissima crisi pandemica mondiale in un’ottica di equilibrata ponderazione di contrapposti interessi, a salvaguardia del primario valore della salute dell’intera popolazione regionale». Tutto lecito.

«Le ragioni c’erano». Il verdetto è diametralmente opposto a quello di primo grado: se a Napoli bocciarono i quattro diktat, firmati dallo “sceriffo” il 28 novembre ed il 7 dicembre del 2020 ed il 5 ed il 16 gennaio del 2021, ritenendone debole l’apparato motivazionale, da Palazzo Spada, al contrario, tuonano che «le ordinanze impugnate non possono ritenersi arbitrarie, irragionevoli o prive d’istruttoria in quanto si fondano su dati tracciati da esperti e scienziati». I provvedimenti deluchiani, suffragati da «adeguata istruttoria tecnico-scientifica», per i giudici furono «improntati ad un legittimo, anche se fisiologicamente opinabile sul piano politico e del merito, criterio prudenziale di prevenzione e di rigore nel tentativo di mitigare e contenere il dilagare della pandemia». Pure se al tempo la terra felix era in zona gialla (e l’Italia a colori modello “Risiko!” contemplava la sospensione delle attività didattiche in presenza solo nelle regioni rosse) ché, come abbiamo appreso nell’era dei Dpcm, le decisioni locali possono sopravanzare la restrittività di quelle adottate su scala nazionale.

Giudici, non scienziati. Una tirata d’orecchie ai colleghi napoletani, ché «una generica contestazione di carenza d’istruttoria, di violazione del principio di ragionevolezza per mancata ponderazione del bilanciamento di diritti, principi, interessi e valori costituzionali, prim’ancora che infondata, si appalesa inammissibile, poiché implica un’impossibile sostituzione di quest’organo giudicante agli organismi tecnico- scientifici». In altre parole: gli scienziati facciano gli scienziati, i giudici i giudici.

La gioia di De Luca. Sorride il presidente della giunta regionale. «Con le nostre ordinanze - dice De Luca - ci siamo assunti la responsabilità, perché su certe situazioni o facciamo le cose comode o facciamo cose che ci pare giusto fare». E chiosa: «È una buona notizia. Avevano chiesto pure un risarcimento».

Memoria “libro”. A nulla valgono le obiezioni della controparte riferite ad un ricorso che per un pelo - anzi, per un pugno di fogli - ha rischiato l’inammissibilità per eccesso di verbosità. Ne avevano di cose da dire, gli avvocati campani, tanto da sforare, in principio, il limite di 70mila caratteri imposto nel 2017 dal giudice Alessandro Pajino , fu presidente del Consiglio di Stato, pena - in assenza di deroghe l’inammissibilità. E se il legale “no-Dad” ha rilevato la soglia violata, reclamando la bocciatura dell’atto d’appello, i difensori regionali si sono salvati rinunciando, in un secondo momento, a 14 pagine, stralciate dal (non più) prolisso ricorso, rientrato nel range . E scongiurando la valanga di risarcimenti: fu giusto chiudere le scuole. L’eterna guerra della Dad è finita.