Da dieci anni inutilizzati i beni confiscati al clan 

Si tratta per lo più di proprietà sottratte al gruppo di Tommaso “Tempesta” L’unica struttura usata a fini sociali è un immobile in via Torretta che ospita un asilo

Case della camorra: dieci anni trascorsi quasi invano. L’assegnazione al Comune di Angri da parte dell’Agenzia del Demanio è avvenuta ad aprile del 2008, ma da allora l’unica struttura che ha visto un concreto riutilizzo a scopi sociali è stato un immobile in via Torretta, dove da tempo ha trovato posto un asilo nido affidato a una Onlus cittadina. Nello specifico si tratta di un’immobile costituito da terreno e fabbricato consistente in un villino su due piani per complessivi 250 metri quadrati, di cui 200 per uso abitativo e 50 per uso garage e cantina. Il vincolo di destinazione è “sede di polo di volontariato tra associazioni, enti ed organizzazioni che perseguono obiettivi di utilità sociale”.
La parte restante dei beni sottratti alla malavita organizzata risulta ad Angri ancora inutilizzata. Si tratta di diverse proprietà immobiliari riconducibili al patrimonio del disciolto clan “Tempesta”, capeggiato dal boss mai pentito e da tempo deceduto, Tommaso Nocera. La Direzione generale dei beni confiscati dispose l’acquisizione degli stessi al patrimonio indisponibile dell’Ente. Da due lustri, però, le case della camorra risultano essere ancora chiuse sebbene assegnate ad alcune associazioni nel 2010. Sullo sfondo c’è tra l’altro anche un apposito bando che venne emanato durante l’ormai lontano periodo commissariale. La concreta gestione degli immobili da parte dei volontari attualmente resta, però, ferma al palo.
Furono tre i soggetti assegnatari individuati da un’apposita commissione: l’associazione Futuro Onlus, la cooperativa sociale Coccinella e l’associazione Progetto Famiglia. Probabilmente il fatto che le spese di gestione (acqua, corrente elettrica, Tarsu) risultino a loro carico, potrebbe essere un elemento che ha contribuito a determinare lo stallo delle procedure di riutilizzo.
Il valore complessivo dei beni sequestrati, secondo la stima fornita dall’Agenzia del Demanio, ammonta a 848mila 933 euro. Gli immobili, già liberi da pesi, dovranno essere comunque utilizzati per finalità istituzionali, oppure sociali, per un periodo minimo di nove anni. Nel dettaglio: un immobile ubicato in via Tenente Fontanella cortile Maldacena, composto da un locale ripostiglio di 30 metri quadrati al piano terra e di due unità immobiliari di complessivi 190 metri quadrati al primo e al secondo piano: per questo appartamento esiste uno specifico vincolo di destinazione d’uso quale “sede di associazioni che perseguono fini di parità sociale”. Un secondo appartamento è invece situato al primo piano di uno stabile in via Astronauti 50, è di 145 metri quadrati più un box auto di 21 metri quadrati: in questo caso lo specifico vincolo di destinazione d’uso è “finalità sociali in particolare per ospitare un centro di quartiere”. Infine, un terreno ed alcuni immobili in via Satriano dovranno essere utilizzati per la “realizzazione di un centro operativo comunale per le emergenze territoriali”.
Nobili scopi che però nei fatti non hanno trovato concreta attuazione anche a causa di procedure farraginose.
Pippo Della Corte
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