SALERNO

Curava l’aiuola, il Comune le toglie l’acqua

Rosa Tagliamonte da 15 anni ha adottato una striscia di terra accanto al trincerone e l’ha trasformata in un’oasi fiorita

SALERNO. È orgogliosa e fiera quando lo definisce “il piccolo Paradiso”. Ed effettivamente, il giardino che si arrampica nell’ultimo tratto di salita al di sotto del Trincerone, in via Matteo Silvatico, è un Eden in miniatura. Una macchia dai mille colori stridente rispetto al degrado in cui versa la strada e la parallela opposta che porta verso via Arce. Da una parte cartacce, rifiuti ingombranti e organici; dall’altra una distesa incantata di cespugli di margherite, ortensie e calle chiusa da una folta siepe di edera.

La creatrice di questo piccolo spazio rubato all’incuria è la signora Rosa Tagliamonte, 86 anni il prossimo 4 maggio. Dopo anni di lavoro, anche all’estero, abita, da almeno 50 anni, in uno dei palazzi che si affacciano sulla via e da oltre 15 anni ha deciso di creare, in questo piccolo angolo, il suo Paradiso.

«Mi affacciavo e vedevo sporcizia, gente che bivaccava – ricorda – allora, facendomi largo tra le sterpaglie, affaticando le mie povere braccia, ho iniziato a piantare le prime piante grasse e gli alberi di banano. Non avevo nessuna esperienza in fatto di giardinaggio, ma ero determinata e ci sono riuscita anche grazie alla solidarietà degli abitanti del quartiere che, a loro spese, hanno fatto in modo che avessi un cancello per chiuderlo e proteggerlo». Un micro cosmo regalato alla natura, un luogo che incuriosisce i passanti che, facilmente, possono raccogliere le margherite affacciandosi dalla balaustra del Trincerone. Ora, però, rischia di seccare e di morire.

«Nel 2004 – racconta la signora Rosa – ho raccolto 300 firme di residenti della zona per poter avere una fontana per innaffiare. Il Comune in meno di 48 ore mi mise a disposizione l’acqua gratuitamente. Da alcuni mesi, però – dice con la voce rotta e la rabbia che cresce – per motivi che non riesco a comprendere quell’acqua mi è stata tolta. Tutto quello che sono riuscita a creare in anni di sacrifici e dedizione rischia di scomparire. Il vecchio sindaco disse che questo spazio è prezioso e che dovevo essere messa in condizione di farlo crescere come volessi, non capisco ora che cosa è cambiato, il perché di questa mancanza».

Ogni mattina, infatti, quasi all’alba, fino a mezzogiorno, la signora Rosa trascorreva il suo tempo a curare le piante e irrogare le aiuole. «Poi mi sedevo per lungo tempo a guardare la meraviglia dei colori dei fiori e così riuscivo a trovare la mia tranquillità lontana dai problemi e dai pensieri del quotidiano. È il giardino che ho sempre sognato di avere e anche soltanto affacciandomi dal balcone del mio palazzo mi fermo e contemplo la bellezza dei fiori che sbocciano in Primavera».

La signora ferma tutti e racconta a chiunque passi la sua disperazione nel rammarico generale. Anche i vicini le sono solidali, ma nessuno riesce a comprendere (polizia municipale compresa) perché l’acqua le venga negata. Qualcuno si è anche offerto di fare una colletta per sostenere le spese, ma nulla si è mosso.

«Guardi quest’albero – insiste – stava morendo e io l’ho fatto risorgere grazie alle piante di edera. Perché devo arrendermi a perdere tutto questo? Per questo motivo ho già dovuto buttare delle piante che avevano bisogno di più acqua e non hanno resistito. È stato un dispiacere grande».

Finora un aiuto prezioso è arrivato dalla paziente e insostituibile signora Italia Vicedomini, appassionata di giardinaggio fin da bambina. Da anni, da quando, per caso si sono conosciute per strada, la aiuta nei lavori più pesanti e le dà consigli su come coltivare i fiori. «Se non ci fosse Italia – precisa – sarebbe già andato tutto in malora». È la signora Italia che, quotidianamente, con il suo fedele cane Ado, ormai a tutti gli effetti guardiano attento delle due donne e del giardino, porta almeno 20 litri nelle bottiglie.

«Non è giusto questo, perché il Comune si è dimenticato di me?», si domanda. «Non credo di chiedere troppo – aggiunge – qui spesso la strada non viene spazzata e c’è uno degli alberi comunali che andrebbe potato perché si affaccia troppo sulla via e sta diventando pericoloso anche per chi passa sul Trincerone. Né io né la signora Italia abbiamo la forza di tagliare rami di un legno troppo resistente. È possibile che nessuno abbia a cuore la cura di questi luoghi?», insiste.

Non solo, perché, oltre a combattere con le dimenticanze del pubblico, la signora Rosa si ritrova anche a scontrarsi con l’incuria di alcuni cittadini. «Non capita di rado – racconta – che alcuni passanti buttino nel giardino le buste con gli escrementi dei cani. Se si vuole essere civili e raccoglierle, perché, poi, le persone non hanno la stessa attenzione per questo spazio?».

 

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