L'OPINIONE

Csm e “populismo giudiziario”, una riforma basata sul merito

L'argomento è delicatissimo e scotta. È in gioco la nostra libertà nella misura in cui si attenti all’autonomia e all’indipendenza della magistratura. La prima reazione (sbagliata) alla vicenda Palamara è quella di una sollecita riforma del Consiglio Superiore della Magistratura. Certo, come sostiene l’Unione Camere Penali, l’indagine che riguarda la nomina dei vertici di alcune Procure italiane ha aperto uno spaccato avvilente della magistratura italiana e dei suoi meccanismi di governo. In verità, è da tempo - ed anche da parte di autorevolissimi studiosi, quali Ferrajoli (peraltro tradizionalmente scarsamente critico)- che si levano emende a comportamenti ed atteggiamenti che indubbiamente contribuiscono ad alimentare nell’opinione senso di timore e abbassamento della fiducia, laddove ci si trovi di fronte a vere e proprie espressioni di populismo giudiziario al pari della politica. Ad esempio, Bruti Liberati (Magistratura e società nell’età repubblicana, Laterza) ricorda l’esibizionismo, la supponenza e il settarismo di taluni magistrati, caratteristiche che vanno di pari passo al vento di una nuova chiusura corporativa ed autoreferenziale tale da coniugarsi per l’appunto con il populismo giudiziario, investendo lo stesso Csm. La finalità - criticata dall’autore- è quella di fare apparire la magistratura quale unica istituzione sana del Paese (magistratura contro politica corrotta, magistratura contro avvocatura) e in nome di essa la scelta del metodo- non più oggettivo, ma rimesso ad altre logiche- di esercizio dell’azione penale: il metodo di Pignatone, quello fiorentino, quello palermitano, quello perugino. E siccome la diversità del metodo si appartiene non all’obbligatorietà dell’azione penale, ma alla discrezionalità correntizia, di conseguenza vengono aperte inchieste a parti contrapposte aventi ad oggetto, tra l’altro, il sindacato dei criteri di priorità per l’esercizio stesso dell’azione penale; con il quesito terribile: quale è quello da premiare con nomine eminenti da parte del Csm? Dunque, si diceva della prima reazione a tutto questo: si riformi ora o mai più il Consiglio superiore della magistratura. Beh se è vero, però, che le correnti della magistratura penalizzano il merito e favoriscono i conflitti, non va messo in ombra il ruolo centrale che occupa nel cuore della Costituzione l’organo di autogoverno della magistratura; non solo, va anche ricordato il lavoro quotidiano dei tanti magistrati operosi che si attengono strettamente al monito del presidente Mattarella che li ha invitati a coltivare l’arte del dubbio ed a vestire i costumi della sobrietà e della riservatezza. Il Csm è un organo di rilievo costituzionale perché valuta la designazione ai vertici degli uffici giudiziari i magistrati che decidono della nostra reputazione, della libertà e dei nostri beni. Ecco perché anche da esso dipende molto della nostra posizione nella società libera e democratica. Così, prima ancora di parlare di riforma di un tale pilastro costituzionale, si analizzi bene ciò che sta accadendo; da un punto di vista sociologico\antropologico e da un punto di vista politico. L’obiettivo deve essere quello di far prevalere il merito sull’appartenenza, non adeguandosi al criterio (che pare sia stato scoperto in questi giorni) a tenore del quale un qualche corrispettivo in termini di incarichi graditi si riceva nella logica della contrattazione correntizia ed a seconda della linea di confine (soprattutto nel penale) entro od oltre la quale si debba o meno spingere la trattazione degli affari giudiziari. Ciò però non vuol dire che per la responsabilità del protagonismo di alcuni (criterio sociologico\antropologico) ed a causa delle maggioranze politiche in atto (criterio politico) si attenti al funzionamento ed alla composizione del parlamentino della magistratura con criteri dettati dall’epurazione interna e dalle pretese programmatiche esterne. Si parla, infatti, al riguardo di un ridimensionamento della componente togata a favore di una laica che risponda in buona sostanza all’assetto politico presente (con grave compromissione dei diritti, delle garanzie e dei temi, ad esempio l’immigrazione, la corruzione, la prescrizione sul tavolo della discussione). Mi pare una deriva pericolosa e pretestuosa e che, anzi, tenda ad esasperare il dato che invece andrebbe ridimensionato di un Csm dotato di un potere immenso e tutto politico- appunto!-, tanto immenso da oscurare la sua vera funzione: premiare i migliori. E ce ne sono tanti! Non si dimentichi, a tutela della nostra libertà nel silenzio del loro lavoro e chini sulle carte in modo da guardare nessuno e da nessuno farsi guardare. Noi di questi qui ne difendiamo autonomia e indipendenza.