IL COMMENTO

Così il Reddito ha cannibalizzato le politiche attive

Al di là dei toni polemici con cui il Presidente De Luca ha bocciato i 471 navigator campani, i problemi collegati alla ricollocazione dei fruitori del Reddito di Cittadinanza (RdC) sono cruciali per il destino dei nostri territori. E come operatore del settore, avverto l’importanza del veto di De Luca che mette a nudo una serie di contraddizioni, collegate al destino professionale sia degli assegnatari del reddito sia degli stessi navigator. Per i paradossi del sistema attuale, vale la pena addentrarsi nel vissuto delle persone in carne ed ossa che ogni giorno la nostra Agenzia per il Lavoro incontra, con la missione di facilitare l’inserimento nel mercato del lavoro. Di recente abbiamo prospettato un'offerta di lavoro per un addetto di sala, presso una pizzeria del salernitano, con una retribuzione netta in busta paga pari a circa 1.100 euro, secondo i parametri dalla contrattazione collettiva nazionale. La risorsa ha rifiutato perché titolare del RdC, da cui ricava un importo di 650 e con 2-3 giornate lavoro a settimana, raggiunge la cifra che la nostra azienda gli propone ma lavorando molto meno. Come si evince da questo caso concreto il RdC va a inquinare i comportamenti dei suoi fruitori e invece che condurli verso prospettive di stabilizzazione genera dei veri e propri mostri, cambiando di segno lo strumento che da politica attiva diventa passiva. Sono altresì condivisibili tutte le preoccupazioni inerenti l'innalzamento delle aspettative dei navigator, che potrebbero aspirare a permanere nella pubblica amministrazione, oltre la fine del loro mandato, generando futuri conflitti e contenziosi. Il RdC ha cannibalizzato le politiche attive, depotenziando l'azione delle Agenzie per il Lavoro presenti sul territorio, che possono essere considerate gli unici attori attualmente presenti, in grado di creare un match tra le imprese e i soggetti da ricollocare. Anche qualora la Regione Campania riuscisse a non chiudere la convenzione con l'Anpal, resterebbero pochi mezzi alternativi per la ricollocazione lavorativa, attualmente confinata in due strumenti da riavviare come Garanzia giovani e il progetto Fila. La Campania, invece, potrebbe rappresentare un unicum nel panorama nazionale qualora uscisse dallo scenario concorrenziale tra pubblico e privato, con i Centri per l'Impiego (infoltiti dai navigator) da un lato e le Apl dall'altro, confinate in un angolino, sempre più stretto e angusto. I navigator, infatti, potrebbero lavorare all'interno delle Apl, attraverso sistemi di incentivazione da creare a favore delle prime, in percorsi di inserimento nel privato, sulla base di standard e risultati raggiunti. In questo modo, con il modello campano si potrebbe sperimentare uno scenario di sussidiarietà tra pubblico e privato, più consono al benessere di tutti gli operatori in campo.

*amministratore delegato Formamentis