L'EMERGENZA EPIDEMIA

Coronavirus, Pasquale Zambrano: «Così mi sono infettato in aula»

Il legale: «Contagiato in un’udienza a Napoli non da mia moglie tornata da Parma»

CASTEL SAN GIORGIO - Come prevede la legge si mette in quarantena con tutta la sua famiglia essendo la moglie rientrata da Parma; ma viene contagiato durante un’udienza al tribunale per i minorenni di Napoli. È la storia di Pasquale Zambrano, avvocato di Castel San Giorgio domiciliato a Pagani, ora ricoverato all’ospedale di Scafati e al quale sarà somministrata anche la cura sperimentata dall’istituto nazionale per i tumori, “Pascale” e dal Cotugno. Due le giornate particolari di questa vicenda: il 2 marzo, data del probabile contagio; e l’11 marzo, quando l’avvocato sangiorgese si è sentito male: poche ore prima aveva postato una sua foto sul profilo Facebook con la scritta “Io resto a casa #stop covid”. L’avvocato ha deciso di raccontare quanto gli è accaduto. Un’intervista non facile: il legale non ha ancora il respiro normale e mentre parla si sentono i rumori degli apparecchi che sono nella stanza.

Avvocato, come sta?

Mi sento meglio. I medici dicono che sto migliorando. Da domani – oggi per chi legge, ndrmi daranno solo il farmaco del Pascale. Sono molto migliorato secondo i medici. Come ha contratto il Covid? Non si è capito ancora bene. Il 2 marzo ho partecipato ad un’udienza affollata al tribunale per i minorenni di Napoli e ho poi saputo che in quell’occasione alcuni di noi hanno contratto il virus. Ovviamente ne ero ignaro…

C’è anche la storia di sua moglie medico rientrata da Parma…

Credo che non c’entri nulla. Una sua parente è ricoverata a Parma da novembre e con la sua famiglia si è organizzata a turno per andare a trovarla. Viaggi e biglietti già preparati da tempo. Con mia moglie e i miei figli siano saliti a Parma il week end di carnevale ma non c’era alcuna preoccupazione. Poi siamo rientrati. Mia moglie è scesa da Parma il 7 marzo e sono andato a prenderla alla stazione di Salerno.

E poi cosa è accaduto?

Per senso civico, essendo mia moglie anche un medico, abbiamo comunicato immediatamente alle autorità sanitarie l‘ingresso in autoquarantena di tutta la famiglia, ricevendo i complimenti dalla Asl. In casa ognuno stava in una stanza e ognuno in un bagno diverso, azzerando per precauzione i contatti tra noi. L’11 marzo, all’improvviso, mi è comparsa la febbre. In quattro giorni non era possibile che mia moglie potesse avermi contagiato e quindi è molto probabile che il contagio sia avvenuto il 2 marzo, davanti all’aula del tribunale per i minorenni, l’unica occasione dove sono stato in un luogo affollato. Avete avuto contatti altri? Prevedendo che mia moglie sarebbe ritornata il 7 di marzo e che sarebbe stato doveroso mettersi in auto-quarantena per una quindicina di giorni perché rientrava da Parma, il 5 marzo abbiamo fatto una grande spesa al supermercato, con i miei figli, e già tutti mantenevamo le distanze di sicurezza.

Poi sono arrivati la febbre e i colpi di tosse...

Tutto tranquillo fino alla notte dell’11 marzo, quando mi è salita la febbre a 39. Il giorno dopo tutto bene: la febbre era passata. La notte successiva di nuovo la temperatura alta a 38-39. Così fino a domenica scorsa. Lunedì - 16 marzo, ndr - una banale tosse, quasi impercettibile. Poi martedì e mercoledì non ce la facevo neanche a muovermi. A questo punto, abbiamo chiamato per il tampone. Il giorno della festa del papà mi hanno portato all’ospedale di Nocera: dai primi accertamenti sembrava solo una forte febbre ma la tac ha evidenziato una polmonite interstiziale e mi hanno fatto il tampone che ha avuto l’esito positivo. All’Umberto I mi hanno praticato forti farmaci, un antimalarico e un anti Hiv. Poi flebo con antiperitici e antibiotici. Ogni volta che li assumevamo mi veniva vomito e diarrea. Domenica sono stato trasferito.

Dove?

All’ospedale di Scafati, che è un centro di eccellenza. Siamo due in una stanza, siamo seguiti da un personale molto attento e in locali puliti. Speriamo di uscirne presto».

E sua moglie e i suoi figli come stanno?

Bene per fortuna, solo che stanno facendo un ulteriore periodo di quarantena».

(s.d.n.)