L'EMERGENZA EPIDEMIA

Coronavirus, la Fase 2 della Chiesa : «Giovani e scotch sopra i banchi»

Come le parrocchie si preparano alla ripresa delle messe da domenica

OLIVETO CITRA - «Non deve dirsi: “perché questo? Perché quello?”, perché ogni cosa avrà la sua soluzione a suo tempo». È un versetto del Siracide che assomiglia alle parole di speranza di don Luigi Piccolo, 35 anni, giovane arciprete della parrocchia Santa Maria della Misericordia di Oliveto Citra. «Il lockdown ? Tempo d’entusiasmo per riscoprire la comunità».

In che modo?

I nostri giovani, per esempio, hanno adottato dei nonni. Ho girato i contatti ai ragazzi e ognuno ha telefonicamente tenuto compagnia a un nonno.

Ed ora come riparte, questa comunità famiglia?

Ora l’entusiasmo che veniva fuori dalle dirette sui social deve diventare rispetto per le norme.

Sono già tornati i fedeli?

Sì, venerdì sera.

Come si prepara a domani?

Coi giovani come volontari. Li ho formati: dovranno guidare i fedeli con fermezza e dolcezza. Sicurezza sanitaria, ma la chiesa non è Alcatraz: no alla paura.

Come funziona?

S’entra dalla porta principale, s’esce dalla piccola. All’ingresso due volontari spiegano le norme: lì c’è il bussolotto per igienizzare le mani. Un altro volontario indica dove sedersi.

Nei banchi?

Sì. Ci abbiamo appiccicato degli adesivi, ed è lì che bisogna accomodarsi: due fedeli in un banco, uno in quello dietro, poi di nuovo due: si formano delle “X”. Ognuno a 2 metri dall’altro.

Quanti posti ci sono?

Centoquattro: 54 a sedere e 25 per ognuna delle 2 navate laterali. Accanto all’altare, nel transetto, solo il lettore e l’organista Abbiamo pure i ministranti: una coppia per messa. Per sanificare ci hanno donato l’apparecchio.

Quante sono le celebrazioni?

Tre: stasera alle 19, domani alle 11 e alle 19. Sarà diverso, però. È la festa del patrono, San Macario: celebreremo in campagna, all’Eremo, dove ha vissuto il santo, ma all’aperto.

E se arriva qualcuno in più?

I ragazzi gli dicono di restare all’esterno, tanto le porte sono spalancate. Entrerebbe solo al momento della comunione.

Come si vive quel momento?

Vado all’altare del Santissimo, sanifico le mani, indosso i guanti e prendo la pisside: “Il Corpo di Cristo”, lo dico dall’altare, e la gente risponde “Amen”. Una volta sola, per evitare il dialogo quando ci si ritrova de visu a comunicarsi. Rigorosamente in mascherina.

E come si vive questo tempo?

Amandolo fino in fondo. Dobbiamo starci dentro, con la consapevolezza storica dei partigiani. Durante la seconda guerra mondiale, la gente ha continuato a fidanzarsi e sposarsi. Il tempo ci chiama: dobbiamo rispondere “presente”.

(car.lan.)