L'EMERGENZA EPIDEMIA

Coronavirus, «Così l’eparina contiene i danni dell’infezione»

Il dottor Palma: questo farmaco di uso comune impedisce la formazione dei trombi polmonari

SALERNO - «La mortalità nei pazienti affetti da coronavirus sembra sia determinata da trombosi vascolare polmonare. Un’utile terapia nelle fasi intermedie della malattia, per evitare che i pazienti arrivino in ospedale con gravi difficoltà respiratorie, è la somministrazione di eparine a basso peso molecolare». È quanto afferma il cardiologo Giampaolo Palma, emodinamista con esperienza in ecocolordopplergrafia vascolare. Nocerino, specializzato a Parma, con esperienze a Padova e Rovigo, direttore del Centro cardiologico Palma di malattie cardiovascolari centro trombosi- coagulazione accreditato col Sistema sanitario nazionale, opera nella clinica cardiologica a Bari. Giovedì scorso, durante una videoconferenza con colleghi di ospedali lombardi e con docenti della società italiana di emostasi e coagulazione, sono stati presentati i dati delle prime 50 autopsie eseguite su pazienti deceduti per Covid. I dati confermano che il decesso dei pazienti era dovuto a una vasculite, con trombi capillari polmonari che determinavano scarsa ossigenazione degli alveoli polmonari. Il virus scatenerebbe una coagulazione intravascolare disseminata (Cid) con tromboembolia polmonare. È quello che alla tac toracica appariva come danno polmonare permanente. Dati provenienti da diversi pazienti come quelli dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna confermano queste ipotesi, come l’illustre infettivologo bolognese professor Pierluigi Viale e il professor Armando Tripodi del Niguarda.

Dottor Palma, qual è la situazione attuale?

Iniziamo col dire che il virus è ancora poco conosciuto. Non si conoscono i tempi di incubazione e il decorso preciso della malattia da paziente a paziente; si fanno i test che da negativi si positivizzano nuovamente, i tempi di guarigione sono vari. Conta molto la genetica (la risposta immunitaria varia da paziente a paziente come visto tra Lombardia e altre regioni) come pure è importante la carica virale (come visto in Lombardia dove le scarse misure di contenimento iniziali hanno creato una pluri-infezione). Il virus sopravviverà ancora poco, ha caratteristiche per cui verrà sconfitto dall’uomo a differenza dell’Hiv che ha provocato 35 milioni di morti.

Ma nel frattempo bisogna imparare a convivere con questo virus...

La malattia si divide in 3 fasi: fase 1 dell’infezione e replicazione virale; fase 2 polmonare; e fase 3 respiratoria in cui i pazienti hanno bisogno di ventilazione assistita e terapia intensiva. È fondamentale intervenire in fase 1 e 2 per non arrivare in fase 3 ed evitare la tempesta citokinica.

Bisogna trattare i pazienti a casa.

La fase 1 ha incubazione di 4-14: giorni e durata di 7-10 giorni. In questa fase e all’inizio della fase 2 i sintomi sono febbre più di 37,5 per più di 2 giorni, tosse, iniziale affanno, mal di gola, cefalea, congiuntivite, dolori muscolari, disturbi di sapore e olfatto, in alcuni pazienti anche diarrea. In queste fase gli esami ematici eseguiti in laboratorio hanno mostrato significativi aumenti di tempi di coagulazione, Pt e D-dimero, perdita di linfociti e aumento indici di infiammazione come la Pcr. In questo periodo sono importanti antifebbrili, antibiotici macrolidi e cefalosporine, oltre all’antimalarico plaquenil 200 (importante in tutti i pazienti sintomatici), oltre ad antivirali come il kaletra (solo nella fase virale di minore gravità).

E poi? Si parla tanto dell’eparina...

Dai recenti studi su prelievi bioptici di tessuto polmonare è importante in queste fasi anche la profilassi antitrombotica con enoxaparina sodica fino a 8000 unità internazionali da proseguire fino alla scomparsa dei sintomi e al tampone negativo. Enoxaparina, conosciuta con vari nomi, è un farmaco di uso comune, che solitamente si somministra come profilassi antitrombotiche, dopo un intervento chirurgico, ortopedico o per le trombosi degli arti inferiori. Per farci capire, è quella siringa che solitamente si effettua sulla pancia o sulla braccia ai pazienti allettati. Il cortisone, finora sconsigliato, potrebbe dare risultati solo in fase 2 avanzata, quando il paziente non respira più e deve ricorrere alla terapia intensiva, mai in fase virale. Devo però sottolineare che in questo momento non esiste terapia “miracolosa” per il virus e visti ancora i tempi lunghi per il vaccino, prevedo e spero dopo l’estate e prima di fine anno, tra il non fare niente lasciare il paziente cuocere a casa con tosse e febbre con rischio di rianimazione e ventilazione assistita e fare una terapia, seppur empirica e con gli opportuni accorgimenti, io opto per la seconda ipotesi. Mi sembra più etico.

Oltre all’eparina quale altro farmaco è allo studio?

È al vaglio della Società italiana di farmacologia da valutare in via di sperimentazione il gabesato flaconcino endovenoso, un farmaco che ha triplice azione: marcata attività antinfiammatoria, anticoaugulante e antiangregante. Attenzione anche l’antivirale Eidd -2801 e a Baricitinib (farmaco che blocca la reazione infiammatoria). Attendiamo i risultati della sperimentazione.

Con la guarigione è finito tutto?

Non è sufficiente fare solo il tampone negativo per due volte nelle 24 ore per dire clinicamente guarito il paziente ma è consigliabile sottoporre a Tac il paziente per verificare i danni ricevuto ai polmoni.

(s.d.n.)

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