Coop, “pasticcio” Comune «Rescissioni contro legge» 

Ok ai ricorsi di Socofasa: servizi in proroga tecnica, lo stop non era giustificato

Rescissioni contrattuali inattuabile e in violazione dei regolamenti. A distanza di nove mesi dall’inchiesta della Procura di Salerno e dallo stop alle attività delle società cui erano affidati i servizi di manutenzione e di cura del verde pubblico in città, arriva il colpo di scena al Tar: i giudici della prima sezione del tribunale di largo San Tommaso (presidente Leonardo Pasanisi) hanno accolto il ricorso della Socofasa, annullando definitivamente il provvedimento del Comune di Salerno - già sospeso negli scorsi mesi - con cui aveva bloccato i loro servizi all’interno di Villa Bracciante, il giardino nel cuore del rione Mariconda, e del Parco del Seminario, la maxi area verde che domina la parte alta del quartiere Carmine.
I giudici - che già avevano accolto la richiesta di sospensiva della società, consentendogli così di “riprendere possesso” delle aree, le uniche al momento gestite da un privato stante il blocco per tutti gli altri precedenti gestori - nella loro sentenza pubblicata nelle ultime ore hanno evidenziato l’illegittimità dei provvedimenti del Comune. In particolare c’è un cavillo su cui si sono battuti i legali di Socofasa e sono riusciti a convincere i giudici del Tar: la rescissione contrattuale, infatti, è stata effettuata “appellandosi” a un comma dell’articolo 108 del decreto legislativo 50 del 2016 che prevede come «le stazioni appaltanti possano risolvere un contratto pubblico durante il periodo d’efficacia se l’appalto non dovrebbe essere dovuto aggiudicato in considerazione di gravi violazioni». Ma, in realtà, Socofasa - così come le altre società cooperative - al momento della rescissione contrattuale si trovavano in una situazione di proroga tecnica degli appalti, varata dagli uffici di Palazzo Guerra in attesa della definizione del nuovo bando: dunque quel comma cui si è appellato il Comune di Salerno per rescindere gli accordi non era valido. «Il comma - si legge nella sentenza del Tar - sul piano letterale fa riferimento a un provvedimento di aggiudicazione e non di proroga tecnica adottato in caso di gravi violazioni ed esige la definizione della fase contenziosa in una procedura d’infrazione». Nel caso della Socofasa, così come sottolineato dai giudici, non è stata avviata alcuna procedura di infrazione, giungendo subito alla rescissione del contratto. Per questo, dunque, «il provvedimento di risoluzione, siccome interamente fondato sull’esercizio di potere di scioglimento dell’accordo fondato sul decreto legislativo, è illegittimo giacché assunto contra legem e merita di essere annullato».
Considerazioni, dunque, che hanno portato i giudici del Tar ad annullare anche la determina per la “gara ponte” da tre mesi - poi andata a vuoto - per la gestione delle due strutture e, soprattutto, la segnalazione all’Anac di Socofasa. Così come accaduto per le altre ditte cui sono stati sospesi i servizi, infatti, il Comune di Salerno ha inviato all’Autorità anticorruzione una “nota” in cui aveva evidenziato la rescissione del contratto e, soprattutto, le motivazioni che avevano portato alla rottura dell’accordo. Ma se per altre società coinvolte nell’inchiesta della Procura il provvedimento era parso legittimo, non è il caso di Socofasa che nelle attività d’indagine coordinate dai pm Elena Cosentino e Guglielmo Valenti non è coinvolta con nessuno dei suoi ex rappresentanti. Per questo, dunque, il Tar ha deciso di annullare anche questa segnalazione che, nell’ambito degli appalti e dei rapporti di un privato in particolare con la pubblica amministrazione, rischia di mettere a repentaglio l’affidamento di altri servizi vista la “macchia” presente sulla banca dati dell’Anac.
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