TERREMOTO IN COMUNE

Coop e appalti, licenziati a Natale per aggirare la legge

Neanche l’Anac ha fermato il “sistema delle coop” guidato da Zoccola: nessuna aveva il 30% di lavoratori svantaggiati

SALERNO - Neanche le osservazioni dell’Anac arrivate nel 2017 avevano fermato quello che il gip definisce nell’ordinanza, a più riprese, il “cartello delle coop” di Salerno. E neanche un successivo provvedimento del Rup Roberto Nobile - finito nel mirino di tanti indagati che nelle varie intercettazioni ambientali e telefoniche captate con gli spyware installati sui cellulari - di sospendere il servizio per tre coop «riconducibili allo stesso centro di potere» avevano bloccato le attività. È il sistema svelato minuziosamente dalle indagini sugli appalti “orientati” portata avanti dalla Squadra Mobile di Salerno e che ieri ha portato agli arresti eccellenti del super-dirigente comunale Luca Caselli, del consigliere regionale Nino Savastano e del “dominus” delle cooperative, Fiorenzo “Vittorio” Zoccola. Una sorta di organizzazione capillare, che aveva nell’imprenditore finito in carcere il suo vertice, in grado di orientare ogni appalto. In spregio a tantissime norme, già negli anni precedenti all’inchiesta. E per gli inquirenti le motivazioni di questa “linea morbida” nei confronti delle coop è chiara: «Dietro lo storico atteggiamento di favore - scrive il gip Romaniello - ricostruito pure da Dia e Anac non sembra esserci altro che una “convenienza elettorale” di cui sono avvantaggiati e si avvantaggiano esponenti politici di primo piano».

Le coop senza requisiti. Nell’ordinanza, i consulenti incaricati dalla Procura hanno svelato come le cooperative agivano violando le norme. Dal 2007, infatti, nessuna delle 11 coop che ha avuto incarichi dal Comune rispettava il requisiti di avere fra soci e lavoratori almeno il 30% di persone svantaggiate: una violazione che, da subito, avrebbe sancito la perdita dei benefici fiscali e, soprattutto, lo stop alle convenzioni con la pubblica amministrazione. Quelle con il Comune di Salerno, invece, sono andate avanti. Per anni e anche con numerose proroghe. Per tutte, poi, le verifiche dei consulenti hanno evidenziato «l’insussistente scopo mutualistico» e un’azione imprenditoriale «come una normale società lucrativa». Controlli che hanno fermato soltanto la società cooperativa “Le Ali” per cui il 17 settembre del 2019 venne disposto dal Mise lo scioglimento d’autorità in quanto considerata “spuria” perché «non ha operato per il perseguimento dello scopo mutualistico ». Decisione, poi, successivamente confermata anche dal Tar di Salerno che, di fatto, bloccò le attività della coop. Non delle altre. Che, secondo le ricostruzioni investigative, hanno utilizzato più di qualche artificio per risultare in regola. È il caso, ad esempio, della “Alba Nova” o della “Terza Dimensione”: utilizzavano addetti che, ogni anno, venivano licenziati a dicembre per rientrare nei parametri del 30% dei lavoratori svantaggiati in organico, quelli per cui nascono le cooperative sociali. Dare un lavoro a chi è in difficoltà, non trarre guadagno.

Le irregolarità del Comune. I 13 appalti affidati alle coop secondo le indagini presentano anche un mancato rispetto delle procedure da parte degli uffici di Palazzo di Città. Su questo punto, lo sguardo è rivolto anche al passato: dal 2002 al 2007, infatti, sono state fatti affidamenti con importi superiori alle direttive europee; è stata acquisita la sola comunicazione e non l’informativa antimafia; è stato effettuato un illegittimo frazionamento della spesa. Irregolarità che sarebbero proseguite anche dal 2007 in poi, nelle varie gare arrivate a conclusione, a cui si aggiunge poi pure la limitazione dei bandi alle sole cooperative con utilità sociale e la mancata pubblicità obbligatoria delle gare sia in ambito nazionale che comunitario.

Le proroghe illegittime. Censure vengono fatte anche sui prolungamenti degli accordi effettuati negli anni in quanto violerebbero il «principio di legalità, buon andamento ed efficienza che devono ispirare la cosa pubblica». Ancor di più, inoltre, viene puntato il dito verso le proroghe effettuate lo scorso anno, nel pieno del Covid che hanno portato a un ulteriore prolungamento di un contratto scaduto da molto tempo e, dunque, «ancor più viziate da profili di illegittimità».

(al.mo.)