LA LETTERA

Conte: «Eboli, puoi rinascere ma abbandona l’indifferenza»

«Rimettere in circuito le energie positive per definire il destino futuro»

Le difficoltà maggiori che la democrazia incontra nel nostro tempo sono da un lato la passività e l’indifferenza e dall’altro la contestazione verso il sistema politico. Un fenomeno che ha determinato a Eboli, più che altrove, un netto divorzio tra ideali e politica attiva. Mussolini pronunziò, nel nostro vecchio Campo Sportivo, il 6 luglio 1935, il famoso discorso “Me ne frego “, che di lì a poco avrebbe portato alla seconda guerra mondiale. Quella espressione, depurata dalla tracotante incoscienza che la ispirò, sembra ora aleggiare su Eboli in due versioni diverse: il “Me ne frego” degli amministratori della città e il “Me frego” dei cittadini rispetto a quanto avviene sul Comune (...). Per superare questa divisione appare indispensabile dare nuovo impulso al culto della conoscenza e della saggezza, del dovere e del saper fare: qualità civiche che, di là delle diverse appartenenze sociali e ideologiche, nel passato non sono mancate. Bisogna intercettare il cambiamento in atto, guidarlo e renderlo umano e civico” nel senso più nobile e alto. Tocca, perciò, ai responsabili e agli indifferenti diventare dissenzienti attivi e costruttivi per una svolta che non sia precaria e personale, ma collettiva, di metodo, di merito e di futuro. strumentali; il no a chi, per il proprio oggi, stravolge il passato e e usa a fini individuali il presente(...) E tocca a loro declinare al futuro un Si rivoluzionario perché “La tradizione è custodire il fuoco, svilupparne i valori, non adorare le ceneri”. Quanto a me, dopo avere letto e valutato gli ultimi dati sul lavoro, l’emigrazione giovanile, la contrazione del credito nel nostro comune, e dopo avere riscontrato lo stato in cui versano il mare stabilmente inquinato, le colline ridotte a sversatoi e le strade sporche e sconnesse, avverto, insieme all’appello per i no educativi, l’esigenza non più rinviabile di un’iniziativa costruttiva: indicare un punto di riferimento ideale e programmatico, un ubi consistam, per ridare speranza e fiducia ai giovani e promuovere una identità collettiva che sia espressione di cittadinanza attiva nelle istituzioni e nella programmazione ad area vasta. La “Piana” e il “Mare”, negli ultimi anni, sono stati il fulcro di una rivoluzione che ha trasformato il modo di vivere e di produrre di Paestum e di Battipaglia, e finanche di Campagna, Altavilla e Albanella. Mentre Eboli - città è restata un fuori contesto con conseguenze assai preoccupanti per la sua identità e la sua funzione storica: la cultura politica, che traeva forza da un impulso sociale reale, è solo un ricordo sbiadito; la popolazione è divenuta moltitudine; si è spenta la passione; i giovani studiano ed emigrano, come angeli decaduti alla ricerca di un altro cielo. Per tornare ad abitare il futuro serve, perciò, scrivere un’altra storia. Occorre che tutti, donne e uomini, si rimettano in gioco per consegnare le chiavi della Città a una classe dirigente, in cui l’età del potere coincida con il potere dell’età e la passione politica si declini con rigore e competenza. Eboli, con una superficie di 137, 58 kmq, per il 90% pianeggiante, è la città più estesa della Valle del Sele e una delle più estese d’Italia. (...). Invece, le due corone, tra Piana e monti, trascurate e infestate di rifiuti, sono diventate periferie da “terzo mondo”, sia sotto il profilo ambientale sia sociale, alla mercé di lenoni e speculatori. Con un risultato che si commenta da solo: dei 40 mila abitanti di Eboli solo l’1% fa le vacanze sul suo mare. All’incontrollata crescita edilizia ha fatto riscontro, per un certo periodo, una fase politica che ha coinvolto tutti gli strati popolari nel segno del più completo pluralismo: comunisti, democristiani e socialisti si sono confrontati e alternati nella guida del Paese con alleanze sempre improntate all’interesse comune, anche se non sono mancate forme di partigianeria politica ed errori. Dialettica che ha consentito, pur con tutti i suoi limiti, la formazione di una classe dirigente di valore nazionale e una struttura economica di tutto rispetto, in particolare nel campo agricolo. C’è stato il tempo delle grandi fabbriche (Pezzullo, De Martino, Mellone, Russo, Fusco, Oteri) e della loro crisi; degli imprenditori dell’edilizia privata e pubblica; dei braccianti e dell’occupazione delle terre; di Cristo si è fermato a Eboli; della città degli studi e dei commerci, punto di riferimento dell’alta Valle del Sele e della Lucania, e, infine, il tempo della Eboli tradita dai NO agli Ospedali Riuniti, al Gaslini Meridionale all’Acquarita, al Porto alla foce del Sele, alla zona industriale di Ferfaone, tutte opere progettate e finanziate. Purtuttavia, nonostante l’incuria amministrativa, grazie alla vocazione naturale, alla fertilità della terra, alla salubrità dell’ambiente, alla tradizione civile e all’intraprendenza di alcuni operatori, nel vastissimo e fertile territorio di Eboli si è formata una nuova piccola imprenditoria che vede cinque società con un risultato di bilancio superiore a otto milioni (Europa Frutta, Agrivit, Sanatrix Nuoivo Elaion, Nutrir, Marcantuono) e sette con un fatturato superiore a 5 milioni (...). Un contesto di crescita sul quale pesa in negativo il ruolo dell’Amministrazione pubblica, responsabile principale della crisi che sta sconvolgendo l’equilibrio ambientale e sociale, e l’apparato industriale e commerciale di Eboli e Battipaglia. Per cambiare registro bisogna, da un lato, preservare le tradizioni e le usanze protettive dell’equilibrio sociale e, dall’altro, aprirsi al nuovo. Conciliare locale e globale con una politica di collaborazione tra istituzioni, imprese, centri culturali e tecnici di settore per elaborare e realizzare un piano produttivo intercomunale (...). Il Sele è un bonus della natura che merita il riconoscimento di Patrimonio dell’umanità. Va valorizzato e condiviso con i Comuni del suo storico bacino, promuovendo sviluppo e conservazione ambientale, a cominciare da tre emergenze: tutelare le sorgenti e impedire i prelievi sottosuolo lungo il suo corso; bonificare, unificare, e disciplinare le zone industriali che ne castigano la genuinità fino ad Eboli e Battipaglia; mettere in sicurezza e delocalizzare la gestione dei rifiuti che sta trasformando la Valle del Sele in un immondezzaio (...). Occorrono, soprattutto, una guida consapevole e un gruppo dirigente, liberi dai lacci e lacciuoli e dal piccolo cabotaggio che caratterizzano l’attuale momento storico. Un coraggioso Yes we can, “si noi possiamo”, senza farsi condizionare dalle elezioni e dalle aspirazioni personali (...). È tempo di cambiare e di affidare le chiavi della città a “liberi e forti” ovvero a quanti, donne e uomini, possono e vogliono coniugare la passione e la freschezza dell’età con l’efficienza e la competenza. Una squadra di riscossa civica alla quale bisogna garantire una macchina amministrativa. Cara Eboli, confido che queste riflessioni possano essere l’avvio di un confronto aperto e approfondito (...). Tutto è possibile. Su le maniche e vola alto, esci dall’anonimia che caratterizza il tuo presente, tocca a te dettare il “tono”, perché non la vita contemplativa dei singoli, ma l’azione dei molti – lo scrive - Hannah Arendt, “crea le condizioni per la continuità delle generazioni, per la memoria e quindi per la storia”, il progresso e il lavoro.