LA STORIA

«Confisca ingiusta», donna di Battipaglia vince dopo 11 anni

Finisce l'odissea di un’imprenditrice che nel 2007 acquistò un immobile da Campione

Uno sfratto per camorra ai danni di chi con la criminalità organizzata non c’entra nulla. È la brutta storia che ha visto come protagonista un’imprenditrice quarantunenne, finita a sua insaputa in un tritacarne giudiziario: l’epilogo lo scrivono i giudici del Tar del Lazio, che in calce ad una vicenda incredibile mettono la parola “fine”. Per ora.

L’ordinanza di sfratto. La protagonista è Floriana D’Avino, un’imprenditrice battipagliese che 11 anni fa si era messa alla ricerca di un immobile per farne la sede della sua agenzia di comunicazione. Alla fine trovò ciò che cercava al civico 2 di via Rosa Jemma, nel centro direzionale “Pastena”, a pochi passi dal sottopasso ferroviario: ad ottobre del 2007 acquistò un appartamento di proprietà della Am Immobiliare. Quella società, la Am, era riconducibile all’imprenditore Antonio Campione , condannato per riciclaggio nell’ambito del processo “California”. A maggio del 2009, quindi, il Tribunale di Salerno dispone una confisca di prevenzione. E nel calderone ci finisce pure l’immobile che la D’Avino aveva acquistato due anni prima.

La storia infinita. L’imprenditrice si rivolge al Tribunale di Salerno, adducendo svariate ragioni a difesa della sua buona fede, ma le toghe rigettano l’opposizione: “Non poteva non sapere”, dicono da Palazzo di Giustizia. A quel punto la D’Avino, difesa dall’avvocato Giulio Cesare Valiante , si rivolge alla Corte di Cassazione e fa notare che il rogito notarile è anteriore al sequestro, che la sua estraneità è stata acclarata dalle indagini dei pm, che il notaio aveva effettuato dei controlli sulla regolarità, che per l’acquisto dell’immobile lei s’era accollata pure un mutuo, col padre che aveva fatto da garante, e che ai tempi dell’acquisto Campione non aveva condanne passate in giudicato. E Piercamillo Davigo , noto giudice della Suprema Corte, finalmente annulla l’ordinanza, tirando le orecchie ai giudici salernitani, rei di non aver prodotto argomentazioni idonee a scalfire le valide motivazioni addotte dalla D’Avino. La questione è stata rimandata ad un nuovo giudizio. Tar Lazio. I massimi gradi della giustizia si sono espressi, eppure, nonostante la sentenza, l’Anbsc, l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, non ha ancora revocato l’ordinanza di sfratto, notificata alla donna il 31 ottobre di un anno fa. Ci sono voluti i giudici del Tar del Lazio per annullare quel provvedimento, con il quale l’Agenzia bollava ancora la D’Avino come abusiva. Le toghe hanno accolto il ricorso, proposto dall’avvocato Marcello Fortunato : l’ordinanza va annullata. Nelle more di un nuovo pronunciamento da parte dei magistrati del Tribunale di Salerno.

Carmine Landi

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