IL SOCIOLOGO

Colombo: «La foto? Rischio che valeva la pena correre»

SALERNO - È una foto con delle “problematiche” quella pubblicata in prima pagina della Città di ieri con l’immagine del sucidio di Aziz, ma «non parlare di quella morte sarebbe stato grave e farlo senza il supporto di un articolo sarebbe stato ancor più grave». Nel dibattito sulla decisione di mostrare in tutta la sua crudezza l’immagine del giovane marocchino che si è impiccato pur di non essere rimpatriato esprime le sue considerazioni Fausto Colombo, autore di “Imago pietatis. Indagine su fotografia e compassione”. Il volume prende spunto dalla morte del piccolo Alan Kos, il bimbo di nemmeno 3 anni trovato sulla spiaggia di Bodrum come se stesse dormendo accarezzato dal riflusso delle onde. Ed è sul limite tra compassione e informazione che si snoda la ricerca del sociologo.

L’immagine in prima pagina del sudicio di Aziz è spettacolarizzazione del dolore oppure è un elettroshock che serve a scuotere informando? La foto ha una sua evidente problematicità, perché si tratta di un sucida e bisogna interrogarsi sul rispetto della persona morta. Detto questo, è stata compiuta la scelta di pubblicarla legandola al tema di chi sono i migranti e che cosa viene generato dalle politiche sui migranti. Non parlare di quell’uomo sarebbe stato grave e sarebbe stato altrettanto grave non riportare quella morte, come è stato fatto con l’articolo che accompagna la foto che è molto chiaro, a una vicenda più generale che è la chiusura nei confronti delle persone richiedenti asilo e che migrano. Fare l'articolo era importante ed è stato corso un rischio. Nel caso di Alan la foto arriva da sola, senza commento. Prima circola l’immagine, poi il resto. Nel caso della fotografia di Aziz le due componenti arrivano insieme.

(e.t.)