L'OPINIONE

Cilento, un piano per i “paesi polvere”

di NANDO MORRA*

Il Cilento é uno dei territori più interessanti e compositi della Campania e con il più alto potenziale di sviluppo. Può essere un’area strategica per lo sviluppo regionale Due azioni- obiettivo vanno contestualmente messe in campo: che i nodi che “imbracano” lo sviluppo possibile vengano seriamente affrontati; che vengano programmati interventi organici alla strategia di sviluppo innovativo e ecocompatibile del territorio . Si è nella fase di programmazione dei fondi Ue 2013 – 2020, nei tempi giusti per dare contenuti territoriali alle politiche di coesione e di sviluppo delle aree svantaggiate perseguite dal Parlamento Europeo la cui attuazione è compito del governo nazionale e della Regione Campania. Una prima osservazione. Lo sviluppo del Cilento non può essere “pensato“ solo con i canoni angusti del “post-industriale”. Certo, l’asse portante non può che essere il turismo e dunque il territorio con le sue eccezionali specificità e declinazioni.

Il Cilento, da sempre serbatoio di emigrazione, ieri l’altro verso il Sud America, ieri verso il Nord ed oggi con le giovani “intelligenze” in viaggio col trolley con direzione Europa, non ha bisogno solo di turismo e servizi di qualità certamente essenziali. Per “tenere” i giovani cilentani e ripopolare i “paesi polvere” (originale e efficace definizione di Aldo Bonomi) oggi desertificati, c’è anche bisogno assoluto di un tessuto produttivo di piccole industrie ad alta innovazione e ecocompatibili; di artigianato e servizi, materiali e immateriali, di qualità; di filiere agroalimentari che integrano e interagiscono con il settore – chiave: il turismo. Che deve diventare Industria (I maiuscola) a “ciclo integrale”. È finalmente tempo che la “Nuova Campania” possa e debba partire dalle nuove centralità della Regione liquidando in primo luogo culturalmente , il “napolicentrismo” che insieme alla asfissiante burocratizzazione della pubblica amministrazione tuttora dominata dagli eterni “burosauri”, costituisce il falso alibi per alimentare le spinte presenti nei territori, per “fughe“ verso la Basilicata (Basso Cilento, Vallo di Diano, Alto Sele) o il Molise (Matese, Alto Sannio, Fortore). Certo, c’è la “Città Metropolitana”, con al centro Napoli, che esige interventi radicali per una irrinviabile e netta rigenerazione urbana, produttiva e sociale Ma i Fondi Europei debbono imboccare decisamente anche altre direttrici: Salerno-Reggio Calabria; Avellino- Alta Irpinia- Caserta-Benevento- Alto Sannio .

Il Cilento è un unicum eccezionale . Non è solo mare,coste incantevoli e bandiere blu. È anche archeologia e cultura. È anche la opportunità di sviluppare il turismo naturalistico e montano. Un primo punto critico: ciascuno viaggia da solo. Manca ogni coordinamento politico, istituzionale ed anche tra gli operatori. In questi anni anche se a passo lento anche il Cilento è andato avanti .Merito di tanti sindaci e delle forze endogene in campo. È tempo di un “Grande Progetto Integrato Cilento” promosso, ideato e diretto dalla Regione Campania con strumenti “ ad hoc”, costruito e definito con le forze vive del territorio, in primo luogo i Comuni.

*Presidente Lega Autonomie Campania