IL CASO

Cilento, l'ombra dei boss dietro ai fitti dei terreni

Investigatori sulle tracce dei contratti dei suoli sotto sequestro a Salento

SALENTO - Domani le pale meccaniche torneranno a scavare in località Piana del comune di Salento e continueranno a cacciare i rifiuti tossici dal sottosuolo. Il procuratore di Vallo della Lucania, Antonio Ricci, vuole andare avanti fino in fondo. «Non ci fermeremo - avverte - vogliamo capire cosa è accaduto in questi terreni e assicurare alla giustizia chi ha avvelenato queste terre». Sulla scrivania del procuratore Ricci e del sostituto Vincenzo Palumbo ci sono già i nomi dei proprietari dei terreni avvelenati e di chi ha preso in affitto questi pezzi di terra negli anni ‘90 per riempirli di rifiuti pericolosi. Nelle mani degli inquirenti anche i contratti di fitto e le autorizzazioni ricevute da alcuni enti compiacenti. Al momento però non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati.

Gli inquirenti sono certi che dietro ad un affare così redditizio c’era la mano della criminalità organizzata. E ad avvalorare la tesi della procura, oltre alle dichiarazioni del pentito Pasquale Galasso che ammise nel 1993 di aver percepito tangenti per la costruzione della diga Alento e di conoscere dell’interramento di rifiuti nel Cilento, ci sono anche i legami stretti di un affittuario dei terreni con Luigi Romano, ritenuto dagli investigatori braccio economico del clan Nuvoletta, gestore negli anni ottanta dell’hotel Castelsandra. Un complesso alberghiero di cinque piani confiscato al clan nel 1992 a San Marco di Castellabate.

Vincenzo Rubano

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