L'INTERVISTA DELLA DOMENICA

Cesareo: «Salerno e la Ferrari, storia di un amore»

Il racconto del legame con il cavallino rampante

SALERNO - È la città del cavalluccio marino, simbolo della neo centenaria “bersagliera” del calcio, certo. Però sa amare pure il cavallino rampante. «Il legame tra la Ferrari e i salernitani è profondo, solido, storico», parola di Antonio Cesareo, testimone e protagonista d’un rapporto antico, un filo, rigorosamente rosso, che lega Maranello alla città d’Arechi. È la storia cominciata da papà Franco, il fondatore di Cesarmeccanica e pioniere dello sbarco a Salerno dell’auto sognata da tutti gli italiani.

A spasso nel tempo, fino al tramonto degli anni Ottanta del secolo scorso. Come nacque tutto?
Assolutamente per caso. Era il 1988. Mio padre lavorava nel settore dal 1972 e venne ritenuto interlocutore serio e affidabile da Vincenzo Malagò, il più antico concessionario Ferrari su Roma e papà di Giovanni, attuale presidente del Coni.

Fu amore a prima vista?
Più che amore direi necessità. I due concessionari campani avevano quasi contemporaneamente cessato l’attività. C’erano molti ordini da evadere, visto che chi acquista una vettura Ferrari non la riceve prima di 12 mesi. Insomma, ci fu subito molto da lavorare.

Sono passati 31 anni. Quanto costava un’auto con il cavallino rampante all’epoca?
Si partiva da 90 milioni di vecchie lire.

Oggi, invece?
Poco più di 200mila euro. Ma parliamo d’un mercato vastissimo. Alcune Ferrari hanno valore inestimabile.

Insomma, dalle sue parti passano solo clienti ricchi.
È un dato fattuale che un’auto del genere richieda una grossa disponibilità economica. Eppure ci sono anche clienti che non vivono nel lusso.

Cioè?
Gente che si dà da fare e che acquista una Ferrari per appagare un’aspirazione, per realizzare il sogno d’una vita.

L'ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALE IN EDICOLA OGGI