«Cerco periti agrari ma non ce ne sono» 

L’agronomo Del Grosso: «Le aziende mi chiedono di assumerli, i giovani si rifiutano». Busillo: «Iscrivetevi al Fortunato»

Come se a Maranello, patria del cavallino rampante che ha inorgoglito l’Italia, la Ferrari non trovasse ingegneri automobilistici e giovani meccanici da assumere. L’ossimoro del lavoro offerto che sopravanza quello richiesto: accade tra Eboli, Battipaglia e dintorni, in quella fertile Piana del Sele che è capitale dell’oro verde, della quarta gamma d’eccellenza esportata in ogni angolo del mondo, coi piccoli e grandi imperi dell’imprenditoria rurale che faticano a trovare periti agrari e agronomi da assumere.
«Li cerco e non li trovo». A lanciare l’allarme è Marco Valerio Del Grosso, un agronomo battipagliese di 53 anni, vicepresidente dell’Ordine salernitano, che da tempo, come libero professionista, offre servizi di consulenza alle aziende agricole. «Nel polo europeo della quarta gamma, in questi giorni, sono alla caccia di periti agrari e agronomi: me li hanno chiesti delle aziende, intenzionate ad assumere, ma non riesco a trovarli».
Fuga dai campi. «È che il campo è fatica: è sole e luce, è acqua e freddo, è sacrificio», dice Del Grosso. «Conosco giovani diplomati e laureati che fanno altro. E poi le piante non conoscono feste: per la rucola non è domenica, non è Pasqua, non è Natale, non è primo maggio, e sotto le serre non c’è l’impianto d’aria condizionata».
E non solo, perché a parere dell’agronomo giramondo («sono stato a Malta, in Uzbekistan, nel Kazakistan, in Francia, in Egitto, in Tunisia... ») gli abitanti della Piana vivono in una capitale e ne restano all’oscuro. «Molti cittadini neppure lo sanno che, per quel che riguarda la quarta gamma, siamo il polo d’eccellenza europeo: c’è chi vede questa distesa sconfinata di colture e non sa neppure cosa sia».
Una sorta d’appello, quello dell’agronomo: una chiamata al ritorno alla terra. «Li cerco disperatamente, questi due periti agrari. Vanno bene pure senza esperienza, purché abbiano voglia d’imparare, ché è l’unica cosa che serve. Volontà d’apprendere e di sporcarsi le mani».
Il sì di sacrificio e impegno, perché c’è quello prima d’un aereo che porta oltre i confini d’una nazione e perfino al di là del mar Mediterraneo. «È un lavoro che ti permette di viaggiare, ed è pure redditizio, ma prima c’è la voglia d’imparare».
Per aspera ad astra. «In media, per chi ha appena cominciato e non vanta alcuna esperienza, si parte comunque da un minimo di 900 euro netti al mese. E poi, pian piano, s’arriva a mille, a 2mila, fino a 3mila e 4mila. Basta aver voglia di fare». Il filo diretto con le scuole è costante: «Chiedo aiuto di continuo alla dirigente scolastica dell’Istituto agrario, che è sempre molto disponibile, e naturalmente designa i migliori, perché nelle classi non tutti gli studenti sono uguali, ma servono più iscrizioni. Dobbiamo farlo capire a tutti, che questo settore offre lavoro».
All’appello al ritorno tra i campi s’associa pure Vito Busillo, presidente della “Coldiretti Salerno” e numero uno del Consorzio di Bonifica “Destra-Sele”: «Abbiamo un Istituto tecnico agrario, il “Giustino Fortunato”, che è un fiore all’occhiello, un momento altissimo di formazione, in una Piana del Sele che rappresenta il più importante polo italiano della quarta gamma, con un dato, quello salernitano, che vale il 50 - 60 per cento del Pil agricolo regionale». E crescono pure gli imperi della rucola: «C’è un grosso fermento legato alle imprese agricole, ed è per questo che, come associazione di categoria, non possiamo che fare appello alle iscrizioni, da parte di questi giovani, all’Istituto agrario, che ha un sicuro sbocco lavorativo, visto che tantissime aziende cercano specialisti della terra».
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