LA STORIA

Cava e il sigaro toscano: il business delle donne

Il brand affidato al “gentil sesso”: dalla produzione al confezionamento
 

CAVA DE' TIRRENI - Risale al 1912, quando Salerno e la sua provincia erano sede di importanti attività produttive (si pensi alle Manifatture Cotoniere Meridionali o alla fabbrica di ceramiche Ernestine, i cui prodotti erano noti in tutto il mondo), la costituzione dello stabilimento produttivo di quelle che oggi sono le Manifatture Sigaro Toscano di Cava de’ Tirreni. La cittadina metelliana ha ereditato una tradizione che vuole che le prime coltivazioni di tabacco in Campania siano state volute da Gioacchino Murat ai tempi del Regno di Napoli. Fin dall’antichità la pianta era stata considerata molto pregiata e neanche il declino del Regno di Napoli bloccò mai la produzione di tabacco, che da allora è diventato elemento portante dell’economia cavese. Oggi, quello di Cava è lo stabilimento in cui, insieme a quello di Lucca sorto ancor prima, nel 1853, si concentra tutta la produzione del famoso sigaro italiano, nelle sue varie declinazioni.

Vi lavorano 114 addetti diretti, che contribuiscono alla produzione di oltre 100 milioni di sigari annui. Nello stabilimento, che ha una superficie di 22mila mq coperti complessivi, sono presenti un impianto di ultima generazione di cogenerazione a metano e un impianto fotovoltaico grazie al quale, ogni anno, mediamente, si evita l’immissione nell’atmosfera di 161mila Kg di Co2: come se Manifatture Sigaro Toscano avesse piantato al centro della cittadina della provincia di Salerno un bosco di 23 ettari, qualcosa come a 32 campi di calcio. «Dal 2007 Mst ha avviato una collaborazione tecnico-scientifica con il Dipartimento di Ingegneria Agraria e Agronomia del Territorio dell’ Università Federico II di Napoli legata principalmente al tabacco e dal 2008, sono inoltre attivi laboratori di ricerca all’avanguardia per indagini fisiche, chimiche e microbiologiche relative al fumo e al tabacco. Un prodotto storico come il sigaro Toscano - dice la Responsabile della Comunicazione dell’azienda, Benedetta Bergantino - per crescere ancora in futuro, deve rinnovarsi senza perdere la qualità della materia prima e la cura nella lavorazione».

Valentina Tafuri

L'ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALE IN EDICOLA OGGI