IL CASO

Cava de' Tirreni, minacciò il nonno per farsi dare i soldi

Condannato il 23enne che rapinò l’anziano e sottrasse con violenza 500 euro a un cliente nei pressi di un bancomat

CAVA DE' TIRRENI - È stato condannato a tre anni e quattro mesi, con il riconoscimento delle attenuanti generiche e del risarcimento del danno. L’imputato, R.E., 23enne cavese chiamato a rispondere di due episodi di rapina aggravata, commesse in due diverse circostanze con la medesima tecnica nei confronti di due diverse vittime, una delle quali in casa. Il giovane infatti prese il denaro al nonno, agendo nell’abitazione, mettendo in atto la sua condotta violenta per ottenere i soldi, con minacce e intimidazioni. La seconda vittima fu sorpresa mentre era impegnata a prelevare ad uno sportello bancomat. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra agosto e settembre 2020, con una condotta fuori dai canoni, eseguita con l’imposizione e la violenza. «Non ti faccio niente, dammi i soldi», intimò il rapinatore, per poi impossessarsi di 500 euro sottratti alla persona offesa, appena prelevata allo sportello Bancomat dell’Istituto San Paolo-Banco di Napoli di Cava de Tirreni.

L’uomo che risponde con le aggravanti del volto coperto, si diede alla fuga in pochi istanti, facendo perdere le sue tracce. Il secondo episodio riguarda il nonno, parente diretto che in casa fu costretto a versargli centosettanta euro, anche in questo caso in contanti, per sfuggire alle sue condotte violente. Proprio la particolare natura del rapporto familiare con la vittima costituisce elemento cruciale della vicenda: il giovane era pronto a tutto, persino ad incappare nelle conseguenze del caso, dal punto di vista giudiziario, così da estendere la sua condotta dall’alveo familiare fino all’esterno, guadagnandosi con il crimine ulteriori somme di denaro dopo appostamento allo sportello bancomat.

Proprio in questa sede attese il momento opportuno per eseguire il secondo episodio contestato, anche questo riunito in un unico procedimento qui contestato dopo la naturale conclusione delle indagini preliminari e il prosieguo dell’iter giudiziario. Il giudice ha riconosciuto la sua colpevolezza, vagliando il quadro probatorio sostenuto dall’accusa e infine disponendo la condanna, pesante, a tre anni e quattro mesi di reclusione, con i due capi d’imputazione riuniti in un unico procedimento, arrivato a sentenza ieri davanti al tribunale di Nocera Inferiore. La vicenda fu ricostruita dopo la denuncia sporta dalle parti offese, con elementi concreti a dare seguito alle contestazioni fino al riconoscimento di colpevolezza: senza alcun dubbio l’imputato era stato riconosciuto, in entrambe le circostanze, così da arrivare a giudizio fino alla conferma delle responsabilità, con le condotte ripetute in maniera analoga.

Alfonso T. Guerritore