IL FATTO

Castelnuovo Cilento, la Regione cancella l’impianto di rifiuti

Revocata l’autorizzazione per il sito di compostaggio, Santa Marina verso l’aumento delle tonnellate

CASTELNUOVO CILENTO - Un colpo di spugna sulla fabbrica del rifiuto. La Regione Campania cancella il mega- impianto di compostaggio che doveva sorgere a ridosso della Valle dell’Alento, tra le sponde del torrente Fiumicello e le pendici dell’antica torre di Castelnuovo Cilento. Dopo il dietrofront del sindaco Eros Lamaida , la dirigente dello staff tecnico-amministrativo che s’occupa delle valutazioni ambientali per conto di Palazzo Santa Lucia, Simona Brancaccio , ha decretato l’archiviazione dell’istanza del Comune di Castelnuovo Cilento. Con quella nota, datata 30 gennaio 2019, Palazzo di Città aveva reclamato il rilascio del provvedimento della valutazione d’impatto ambientale, integrata con la valutazione d’incidenza, nell’ambito dell’iter autorizzativo per la realizzazione della piattaforma per il trattamento della frazione organica.

Un’intricata procedura, che prese ufficialmente il via il 4 dicembre del 2017, quando la Regione ammise a finanziamento il progetto promosso da Palazzo di Città, che s’era avvalso della collaborazione di “Consac Infrastrutture” e di “Energie e Servizi”. Un finanziamento da 10,6 milioni di euro, prelevati dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, per un’opera pubblica, quella nella frazione di Vallo Scalo, fortemente avversata dai residenti. Tant’è che, col passar dei mesi, videro la luce i comitati del “no”, come quello “dei Cittadini del Parco della Chòra di Elea per il no al mega impianto di compostaggio di Castelnuovo Cilento”. Hanno preso parte ai lavori della conferenza dei servizi, gli attivisti del comitato e i militanti delle associazioni “Per la tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico del Cilento” e “DifesAmbiente -Trasparenza e Legalità”.

Una serrata trattativa con il sindaco Lamaida, ingaggiata soprattutto dai residenti di località Cerrina-Mancino, i più vicini alla “C” di compost tracciata sulla mappa. L’intesa sul no è arrivata il 14 ottobre scorso, quando, nel corso della seconda riunione della conferenza dei servizi, il primo cittadino ha ritirato l’istanza per il rilascio di Via e Vi (acronimi che, tradotti dal “burocratese”, indicano le documentazioni decisive per poter strappare l’autorizzazione adatta ad avviare le lavorazioni). Decisive le criticità rilevate dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale: «Seppure - scrivevano - l’area d’interesse non è perimetrata a rischio elevato, è inserita in un ambito caratterizzato da criticità geologiche che possono evolvere interessando il sito ». Allarme sicurezza: questa la problematica che ha indotto Lamaida a fare dietrofront.

E il 7 dicembre scorso il primo colpo di spugna è arrivato dalla Struttura regionale di missione per lo smaltimento dei rifiuti stoccati in balle, che, preso atto del no del sindaco, ha revocato il finanziamento. Sfuma l’impianto che avrebbe dovuto servire 48 comuni dell’area del Parco del Cilento L’alternativa? Santa Marina. Dall’Ente d’Ambito, infatti, hanno richiesto al Comune del golfo di Policastro, già destinatario d’una piattaforma da 12mila tonnellate annue, d’ampliare la portata a quota 20mila. Per far fronte al no.