Cassazione: «Nessuno sconto a lady Ipervigile» 

I giudici hanno rigettato il ricorso presentato dalla moglie e socia di De Santis coinvolta nel crac della holding nocerina

La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da Filomena Vicidomini, una degli imputati principali nel processo Ipervigile, ribadendo la revoca di sospensione condizionale della pena applicata da pregresse condanne relative ad altre precedenti vicende giudiziarie, legate a reati tributari passati in giudicato.
La Vicidomini, di fatto libera allo stato, ha già presentato richiesta di misura alternativa alla sorveglianza, che scatterebbe in seguito alla decisione: la revoca della sospensione era arrivata dopo un’incidente di esecuzione, con ordine di esecuzione sospeso. Rispetto al ricorso in questione, la Corte Suprema lo aveva rigettato ritenendolo infondato, richiamando il casellario giudiziario, con una sequenza di fatti di rilievo giudiziario, che superavano il conto delle concessioni di sospensione della pena.
La Vicidomini è moglie del deus ex machina della Ipervigile, Ferdinando De Santis, sua socia e coimputata, con una serie di procedimenti penali portati avanti per far luce sulla costellazione societaria attiva per anni nel settore della guardiania privata.
Nelle ultime udienze del filone principale del processo davanti al tribunale di Nocera Inferiore era emerso, davanti ai giudici della sezione collegiale del Tribunale, il presunto sistema delle teste di legno, dei prestanome chiamati a fare da schermo e da fantasmi alle attività imprenditoriali in questione.
Nel periodo chiave del fallimento della Ipervigile, in particolare, era stato richiamato un un ruolo chiave della costellazione societaria facente capo alla holding dei servizi di guardiania, con i curatori avvicendatisi per rimettere ordine nei bilanci e nella storia economico-finanziaria della società a riferire al banco dei testimoni. I professionisti parlarono in particolare di figure rimaste non rintracciabili, come quella dell’uomo incaricato di detenere documentazioni e scritture contabili, depositario e responsabile formale del crac in itinere. «Davide Bartolacci», un particolare, finito al centro di accertamenti all’anagrafe del comune di Roma, destinatario delle comunicazioni dell’avvenuto fallimento, con tutte le altre notifiche, mai andate a buon fine. Nessuno lo aveva mai trovato, con invio di atti e carte all’ultimo domicilio noto. Il fallimento, risalente al 2011, avvenne nel periodo in cui lo stesso era amministratore, con la carica ricoperta dal 2009. Il nome fantasma era solo l’ultimo mistero di una storia di lavoro fallito, di soldi spariti e lunghe attività di ricostruzione giudiziaria, con il pm Roberto Lenza a coordinare un lungo lavoro di accertamento di polizia e guardia di finanza. Di fatto dietro la holding “Ipervigile”, c’era Ferdinando De Santis insieme ai soci Filomena Paolino, Assunta Scarpati e Filomena Vicidomini, rispettivamente madre, factotum e moglie dell’imprenditore leader del settore sorveglianza e trasporto valori nella provincia di Salerno, con le figure dello stesso gruppo familiare succedutesi ai vertici del gruppo, continuamente.
Alfonso T. Guerritore
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