I PRECEDENTI

Caso Tortorella, «Anche Crisci “vittima” dei due medici»

Il chirurgo Napolitano e l’aiuto Clemente indagati per la morte del noto psichiatra. E c’è poi il caso della pinza nell’addome

SALERNO - Due anni fa, nel luglio del 2018, il professor Antonello Crisci, stimato professionista, consulente della Procura in innumerevoli processi di primo piano, si sottopose ad un banale intervento di colecisti proprio nella clinica Tortorella. Tra i medici che quel 3 luglio eseguirono l’operazione chirurgica c’erano anche i dottori Carmine Napolitano e Marco Clemente che oggi risultano indagati per la morte del noto psichiatra, avvenuta un anno e mezzo dopo, il 17 dicembre 2019, dei reati di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. La Procura di Salerno ha chiuso le indagini ed ora si attende il passo successivo: l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Quello del professore Crisci fu un vero e proprio calvario: dopo l’intervento del 30 luglio 2018, il professor Crisci fu sottoposto ad una nuova operazione tra il 31 e il primo agosto probabilmente per una lesione intestinale, sorta durante l’asportazione della colecisti. La situazione andò peggiorando, fino al trasferimento al “Ruggi” il 2 agosto successivo, dove fu sottoposto ad altri due interventi, tecnicamente riusciti, ma i problemi avuti in precedenza avrebbero reso il quadro clinico molto complicato. Crisci fu così portato in un centro per il risveglio a Crotone per circa quattro mesi, poi di nuovo al “Ruggi” per alcune settimane; quindi al Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia per tentare le ultime cure e, infine, il ritorno a Salerno, dove poi si spense.

La pinza nell’addome. Quello che portò alla morte il professor Crisci non è l’unico intervento eseguito da Napolitano che gli è costato una denuncia e, in due casi, già la sentenza. C’è anche la morte di Nicoletta Ontano di Montecorvino Rovella, deceduta ad 86 anni nel 2012, che ha visto imputato il solo Napolitano. Il caso fece molto scalpore perché, dopo l’intervento chirurgico per un tumore all’intestino, l’equipe medica dimenticò nell’addome della paziente una pinza. L’operazione era riuscita e la vecchietta era rientrata a casa, anche se in stato di convalescenza. Sette mesi dopo, nel febbraio del 2013, i familiari della signora Ontano dovettero ricoverarla d’urgenza in ospedale perché lamentava dei dolori lancinanti nella parte bassa del ventre. La ragione di quelle sofferenze fu svelata dagli accertamenti diagnostici che accertarono la presenza del corpo estraneo. La paziente non fece in tempo, morì due giorni dopo il ricovero. Ancor prima che gli fosse rimosso il corpo estraneo. I familiari presentarono denuncia, assistiti dall’avvocato Antonio Ferrari. Per questo caso, Napolitano è stato condannato in primo grado ad un anno di reclusione, pena sospesa, ed è in attesa che venga fissata l’udienza in Corte di Appello.

Il caso romano. Le pregresse esperienze giudiziarie hanno influito molto sulla decisione di applicare la misura cautelare degli arresti domiciliari a carico del medico Napolitano, condannato in primo e secondo grado - riporta il gip Maria Zambrano del Tribunale di Salerno nell’ordinanza eseguita ieri - per la morte di una paziente affetta da neoplasia pancreatica con metastasi plurima, «operata con accanimento terapeutico». Il camice bianco veniva poi prosciolto in Cassazione nel 2011 per intervenuta prescrizione.

Tra ernia e cisti. Spulciando tra i carichi pendenti, il gip Zambrano richiama anche un’altra indagine, avviata lo scorso anno e iscritta a “modello 21” dalla Procura di Salerno, diretta da Giuseppe Borrelli, sempre per un presunto caso di responsabilità colposa per lesioni personali in ambito sanitario. Secondo la Procura, intervenendo su una paziente, i due medici indagati, Napolitano e Clemente, «formularono errata diagnosi di linfocele nella regione inquinale destra e, successivamente, di ernia inguinale destra nei confronti della paziente, mentre in realtà la stessa era affetta da “cisti del canale di Nuck”, patologia ad oggi ancora presente».

Le personalità dei medici. Il profilo del chirurgo arrestato, che emerge dalle inchieste, compresa l’ultima eseguita ieri dai carabinieri di Salerno, è di «spregiudicato nell’intraprendere scelte terapeutiche avventate », scrive il gip Zambrano. Nel caso del dottor Clemente, invece, pur avendo un ruolo co-decisionale, ma secondario rispetto a Napolitano, per il giudice il giudice subiva l’influenza del collega più esperto nella formazione e nella crescita professionale. A far partire l’inchiesta sulla clinica è stato il numero anomalo dei decessi.

Massimiliano Lanzotto