L'INCHIESTA

Caso Squecco: «Interdittiva antimafia, un atto dovuto»

Il Viminale definisce così il provvedimento del Lido Kennedy

CAPACCIO PAESTUM - «La misura evita ad un’impresa fortemente “condizionata” dalla criminalità organizzata, circostanza suffragata da idonei e qualificati elementi, di relazionarsi con la Pubblica Amministrazione». Parola del Ministero dell’Interno e della Prefettura. Il nome di quell’impresa, per i legali del Viminale e dell’Ufficio territoriale del Governo di Salerno, è “Lido Kennedy srl”. Nelle scorse ore, l’Avvocatura generale dello Stato, che davanti ai giudici del Consiglio di Stato si oppone alla società che gestisce il lido chiuso, ha depositato una lunga memoria: 17 pagine, quelle vergate dalla penna dell’avvocato Carmela Pluchino, con le quali il Ministero leva gli scudi a difesa dell’interdittiva antimafia che il prefetto di Salerno, Francesco Russo, ha adottato ai danni della srl di proprietà di Stefania Nobili, capogruppo consiliare nella maggioranza di Franco Alfieri. Per il prefetto, la società è ancora riconducibile al marito della Nobili, Roberto Squecco, condannato per i reati di tentata estorsione aggravata e partecipazione all’associazione camorristica facente capo a Giovanni Marandino.

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