IL PUNTO DI VISTA

Caso Squecco, il formalismo che annulla la sostanza

Tutti i processi sono o dovrebbero essere uguali davanti alla legge, mutuando la dicitura che campeggia nelle aule di tribunali secondo la quale la legge è uguale per tutti. O meglio, più realisticamente, dovrebbe essere uguale per tutti. I giudici, di questi tempi, quanto a popolarità non se la passano affatto bene. Lontani gli anni del consenso di Mani Pulite, lontanissimi gli anni del sacro rispetto per la toga. Ma a volte quando i giudici, con la più totale buonafede, si affidano all’estremismo del formalismo, rischiano di perdere la sostanza. Tanto per capirci, il contenzioso davanti al Tar con il caso Squecco non è di ordinaria amministrazione. Coinvolge pesanti profili di illegalità sul terreno della tutela della salute pubblica e del rispetto elementare delle regole. Può un signore, condannato per reati gravi collegati alla camorra, organizzare un corteo di ambulanze “prestate” all’Asl e, quindi, rimborsato con danaro pubblico, per festeggiare l’elezione del suo amico sindaco? Il tema è proprio questo, niente più di questo. Se l’Asl arriva in ritardo a costituirsi in giudizio, ancora più grave è il ritardo dei giudici, che solo nella giornata di mercoledì sollevano un problema di competenza in ordine alla sezione che è chiamata a decidere su una controversia del sistema sanitario. Determinando così un oggettivo ritardo nella decisione che riguarda la tutela delle ragioni dell’Asl su un fatto così grave, dove la convenzione con il signore delle sirene andrebbe immediatamente revocata. Poi si discute. Nel frattempo, il formalismo dei giudici ha rinviato tutto a settembre. Se ne parlerà dopo l’estate. E sempre al Tar. (*)