GLI SCHIAVI DEI CAMPI

Caporali, a Salerno tutti vedono ma nessuno li ferma

La Uil: «I furgoni partono ogni giorno alla stessa ora e dagli stessi posti». Appello alla magistratura  

L'EX PARLAMENTARE CARLONI: «LA LEGGE C'E' E BASTA APPLICARLA»

SALERNO - «Anche a Salerno e provincia i furgoni carichi di braccianti partono tutte le mattine, alla stessa ora, dalle stesse piazze, guidati dai soliti caporali verso le aziende di sempre». Nel giorno della marcia dei berretti rossi a Foggia, dove in due incidenti stradali sono morti sedici immigrati stipati negli automezzi che li portavano a lavoro nei campi, è il segretario provinciale della Uila Uil, Ciro Marino, a chiedere anche per il territorio salernitano una nuova attenzione, parlando di un’illegalità che si dipana alla luce del sole e che, ciò nonostante, risulta in qualche modo tollerata. Denunce e indagini. Stessa ora, stessi luoghi, medesimi protagonisti: le dichiarazioni di Marino suonano come una denuncia. «I conducenti vanno arrestati, le aziende sanzionate – esorta – anche a tutela delle ditte sane che offrono buona occupazione. Oggi c’è a supporto anche la legge 199 del 2016, nata per contrastare il fenomeno del caporalato. La si applichi senza sconto alcuno perché la situazione è diventata insostenibile anche da un punto di vista di ordine pubblico». Finora l’unica indagine sul caporalato per la quale si ha notizia di uno sbocco processuale è quella che nel settembre del 2016 ha portato al rinvio a giudizio di tredici persone tra romeni ed ebolitani, coinvolgendo anche un funzionario comunale e aprendo un capitolo parallelo sul reclutamento di stranieri per i voti alle primarie del Pd. Per il resto, il fenomeno sembra relegato al rango di analisi sociologica, buono più per la platea dei convegni che per le aule della giustizia penale. Eppure nello scorso gennaio era stato il procuratore generale Leonida Primicerio a lanciare l’allarme, parlando di «un grande buco nero» su cui la magistratura salernitana stava accendendo i riflettori. La sede delle dichiarazioni fu quella istituzionale dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, Primicerio dedicò a immigrazione e caporalato un passo del suo intervento. «Nella Piana del Sele – disse – esiste un mondo sommerso che costituisce un fenomeno preoccupante. Non sappiamo nemmeno quante persone ci sono». E poi: «Appena è stata approvata la legge sul caporalato, la Procura generale ha avviato nella zona un’indagine conoscitiva. Questo universo sotterraneo sarà attenzionato dalla Procura, ma ci si dovrà confrontare anche con il territorio». Negli occhi bruciavano ancora le immagini delle 26 bare in cui si erano dovuti infilare, due mesi prima, i corpi delle giovani migranti morte nel tentativo di raggiungere le sponde italiane. Da allora di quegli approfondimenti giudiziari non si è saputo più nulla. Ma che il fenomeno ci sia, e sia grave, emerge con chiarezza anche dall’audizione del procuratore capo Corrado Lembo alla commissione parlamentare antimafia. Era il 19 giugno 2017, e il magistrato tratteggiò uno scenario inquietante parlando di «indagini in corso sul caporalato, anche collegato agli sbarchi di migranti nel porto di Salerno». Appello a prefetto e Regione. Se da un lato si aspetta che l’autorità giudiziaria tiri le fila, dall’altra ad essere chiamata in causa è anche la Prefettura. «Il nuovo prefetto di Salerno, Francesco Russo, inserisca subito in agenda la “questione Salerno” sul tema dell’agricoltura – incalza ancora il sindacalista Marino – Vanno investiti tutti gli attori sociali, magari costituendo anche una sorta di Alto Commissariato per le questioni agricole. Ormai sono anni che denunciamo, ma i passi che si compiono sono troppo timidi. Non faccio diffe- renza tra immigrati e non, per quanto mi riguarda lo sfruttamento in agricoltura interessa tutti. Per questo è bene intervenire con determinazione e chi non lo fa è complice». Che poi il problema sia analogo anche in altre zone della Campania lo testimonia la nota diramata ieri dal consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli: «Alle prime luci dell’alba – scrive – non è difficile vedere, nelle solite piazze e nelle solite strade, decine di immigrati che si raccolgono in attesa che passi il caporale di turno e li porti nelle campagne o nei cantieri. Si pensi a Caivano, dove il numero di biciclette attaccate ai cancelli di una scuola elementare con la catena certifica il numero di immigrati che, in quel giorno, hanno trovato chi li sfrutta per quella giornata». Per questo, «in attesa di interventi concreti ed efficaci da parte del Governo, soprattutto per l’applicazione effettiva della legge sul caporalato » Borrelli invita la Regione a «pensare a iniziative per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori nell’ambito delle sue competenze».

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