“Canasta” bocciato, via tavolini e sedie 

Respinto dal Tar il ricorso della società che gestisce il noto locale pubblico contro l’ordinanza di sgombero del Comune

Ad aggiudicarsi l’ennesimo round del lungo braccio di ferro giudiziario tra il bar Canasta e l’Amministrazione comunale, questa volta è Palazzo di Città. I giudici del Tar di Salerno (presidente Leonardo Pasanisi, relatore Angela Fontana), infatti, hanno respinto il ricorso presentato dalla società Ristobar srl (condannata a pagare anche 2mila euro alle parti) contro l’ordinanza che ha disposto la rimozione di tavolini e arredi dall’esterno del locale di Lungomare Trieste. Con l’Amministrazione si è costituito in giudizio anche il condominio di Palazzo Luongo, rappresentato dall’avvocato Rosaria D’Emma. I giudici amministrativi hanno anche confermato la decisione del Suap (Sportello unico Attività produttive) contro cui faceva ricorso la società, di non concedere il rilascio dell’autorizzazione all’occupazione di suolo privato ad uso pubblico.
Nella sentenza si ricorda che “i titoli abilitativi per posizionare tavolini e sedie erano stati annullati dal Comune nel settembre del 2017 dopo aver rilevato che si tratta di un’area privata soggetta a un uso pubblico”. E anche lo sgombero successivo degli arredi che erano stati collocati all’esterno consegue da questo presupposto così come il rifiuto di una nuova autorizzazione (nota del 4 giugno 2019). I giudici, però sottolineano che “il rigetto delle istanze delle società si è basato espressamente sul fatto che il condominio Palazzo Luongo non ha dato il suo assenso all’utilizzo dello spazio in questione mediante l’occupazione di sedi e tavolini». Questa scelta, dunque, «è tale da sorreggere il provvedimento anche in considerazione della sentenza del Consiglio di Stato in cui è stata espressamente rilevata la necessità del consenso del condominio».
Inoltre, scrive l’estensore della sentenza, “l’atto che ha respinto l’istanza ha natura vincolata perché l’Amministrazione non aveva alcuno spazio discrezionale”. Nè è applicabile - come richiederebbe la società - il Testo unico sull’edilizia come stabilito in una sentenza del 2029 del Consiglio di Stato in cui “è stata accertata l’illegittimità di una comunicazione inizio lavori avente per oggetto interventi di edilizia libera e non di opere, trattandosi della istallazione di tavoli e sedie anche nel porticato ricompreso interamente nel perimetro del fabbricato”.
I giudici amministrativi respingono anche le motivazioni che gli avvocati della società che gestisce il bar Canasta adducono per motivare la sussistenza di profili di eccesso di potere: «Sarebbe stato necessario il previo avviso di di avvio del procedimento amministrativo, si sarebbe dovuta disporre un’istruttoria, non sarebbe stato necessario l’assenso del condominio (poiché il regolamento comunale non richiede l’assenso del proprietario dell’area, essendo salvi i diritti dei terzi)”. Argomentazioni tutte infondate perché, secondo i giudici del Tar, “da un lato è decisivo considerare che 'la salvezza dei diritti dei terzi', quando sono rilasciati titoli di qualsiasi natura, non rende irrilevanti le posizioni di coloro che sarebbero lesi da provvedimenti, perché sono titolari di diritti sui beni che ne costituiscono oggetto: le concessioni, le autorizzazioni e i permessi di costruire non incidono di per sè sui diritti di terzi ma risultano illegittimi (e possono essere annullati d'ufficio o su ricorso altrui)quando abbiano omesso proprio le posizioni dei terzi”. Nella fattispecie, poi, “emerge che il condominio di Palazzo Luongo è titolare di un diritto sugli spazi: del tutto legittimamente, e in coerenza con la citata sentenza del Consiglio di Stato (il cui paragrafo 1.4 ha ritenuto essenziale l’assenso dell’assemblea del condominio e non sufficiente quello del suo amministratore) il Comune ha ritenuto essenziale, per il rilascio di un titolo, l’assenso del condominio”. In mancanza del sì dell’assemblea condominiale, dunque, il Comune non aveva altra scelta che negare il permesso a posizionare tavolini e sedie davanti al locale.
Eleonora Tedesco
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